Archivio dell'autore: Sergio Amato

L’Annunciazione dell’Angelico: qualche doverosa precisazione (seconda parte).

Ammetto possa da parte mia esser stato un ingeneroso eccesso di zelo contestare alla quotidiana opera rischiaratrice delle guide turistiche un errore tanto poco sostanziale quale quello preso in considerazione la volta scorsa. In fondo, saper se lo scalone ci fosse o meno quando l’Angelico scelse dove dipingere la sua Annunciazione nulla toglie o aggiunge alla comprensione di quest’ultima né al piacere che se ne trae. Discorso ben diverso, tuttavia, laddove coloro improvvidamente si avventurino lungo i sentieri che conducono alla sostanza stessa dell’immagine o su per gli scoscesi terreni che introducono alla sua decifrazione. E proprio di questo ci occuperemo in questo secondo episodio del nostro viaggio attraverso i luoghi comuni che circondano il capolavoro del frate-pittore mugellano. Un viaggio – lo ricordiamo – che vuol essere anche, o soprattutto, una campagna contro quei luoghi comuni, in nome di quel vecchio adagio che diceva esser la conoscenza nemica acerrima così della facilità come dell’appagamento.   Continua a leggere

L’Annunciazione dell’Angelico: qualche doverosa precisazione (prima parte).

Copia di annunciazione hd

Come quando si è invitati a un pranzo e, dopo aver gustato una squisita e laboriosa pietanza, si domandi alla padrona di casa quali mai ingredienti abbia utilizzato e che segreta ricetta abbia messo in opera per cotanta delizia, e ci si bei poi ad apprendere ogni minimo dettaglio della miracolosa preparazione, quasi a prolungare con altri sensi il piacere provato dianzi col palato; allo stesso modo, dinnanzi ad un’opera d’arte che ci incanti e meravigli empiendoci di estetica soddisfazione, è più che naturale venga la voglia di saperne di più sul chi, sul come, sul quando e sul perché quel capolavoro sia sbocciato all’esistenza, onde meglio penetrarne i pregi più reconditi, certo, ma anche, e forse più, per amplificare, in un’abbuffata caleidoscopica di rimandi e informazioni d’ogni sorta, l’altrimenti troppo semplice piacere ammaliante della vista. Continua a leggere

La Madonna della Cintola: un soggetto misterioso finalmente decifrato.

Giovanni Antonio Sogliani - Madonna della Cintola (1521) - Firenze, Museo di San Marco

Giovanni Antonio Sogliani – Madonna della Cintola (1521) – Firenze, Museo di San Marco.

Il visitatore del Museo di San Marco che – il volto effuso ancora della pace ispiratagli dal chiostro di Michelozzo e dalle visioni angelichiane dell’Ospizio – si avventuri a varcare la soglia del Refettorio Grande, non di rado lo vedrete assumere ben presto un’espressione perplessa, ristare pensieroso ed accigliato, scuotere il capo dinnanzi all’omertà dei cartellini, inveire contro il vademecum portato da casa o acquistato sul posto, per risolversi infine – extrema ratio – a chieder lumi al più vicino addetto alla custodia.

Costui sarà dunque condotto dinnanzi a un dipinto raffigurante, in alto, la Vergine Maria sporgentesi di tra le nuvole e tra putti e, in basso, attorno a un sepolcro vuoto di salma ma colmo di fiori, un gruppetto di santi tra i quali uno, in ginocchio, lo sguardo alla Vergine, che sembra stia per ricevere da costei un qualcosa che somiglia a un nastro o ad una cordicella. “Madonna della Cintola” recita ermetico il cartellino. E ce n’è un altro identico più avanti – avverte il visitatore – e un altro ancora, alla parete opposta: tutte Madonne della Cintola, tutte! Ma che cos’è, che significa? –

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