L’Angelico a San Marco raccontato da Padre Marchese. Prima puntata: la Pala di San Marco

Fra i benemeriti di San Marco in età moderna uno dei più illustri è, senza dubbio, Padre Vincenzo Fortunato Marchese (Genova 1808-1891), frate domenicano, intellettuale e scrittore di storia e arte, che visse nel convento fiorentino dal 1841 al 1851, quando, a causa delle sue idee patriottiche e savonaroliane, non gradite al governo lorenese e ai vertici domenicani, fu costretto a trasferirsi a Genova, nel convento di Santa Maria di Castello.

A Padre Marchese si devono studi ben documentati sia sulla storia di San Marco (Sunto storico del Convento di San Marco di Firenze, 1855 prima ed.), sia sugli artisti domenicani, in particolare Beato Angelico e Fra Bartolomeo (Memorie Dei Più Insigni Pittori, Scultori E Architetti Domenicani, 1845 prima ed.). A Padre Marchese, inoltre, va il merito di avere fatto conoscere gli affreschi del dormitorio di San Marco, fino ad allora pressoché ignoti, grazie alla pubblicazione di un prezioso volume illustrato, presentato all’ Esposizione Universale di Parigi del 1855: San Marco convento dei padri predicatori in Firenze illustrato e inciso principalmente nei dipinti del B. Giovanni Angelico con la vita dello stesso pittore, e sunto storico del convento, Firenze 1853.

Gli scritti di Padre Marchese diedero un contributo fondamentale alla presa di coscienza dell’importanza storica e artistica del convento di San Marco e al dibattito sull’istituzione del museo, inaugurato il 15 ottobre 1869.

Dal confronto tra le Memorie dei più insigni pittori e il San Marco illustrato nasce questo racconto a puntate, in cui le parole antiche di padre Marchese, alternate ad immagini e a note di commento , ci guidano fra le principali opere di Beato Angelico a San Marco.

Fr. Vincenzo Fortunato Marchese de’ Predicatori, inciso dal vero da F. Livy, da Scritti vari del P. Vincenzo Marchese, Le Monnier, Firenze, prima ed. 1855, seconda ed. 1860. Collezione A. Santini

Dopo una lunga disputa con i monaci silvestrini, grazie al sostegno di Cosimo de’Medici e il favore di papa Eugenio IV, nel 1436 i domenicani dell’Osservanza prendono possesso del convento di San Marco a Firenze.

Venuti i frati Predicatori nel nuovo domicilio (il convento di San Marco), si adoperarono a tutt’uomo (con grande impegno) per ben meritare del popolo fiorentino, dal quale erano stati con tanto grandi significazioni di affetto accolti e provveduti; Sant’Antonino con la predicazione e la pubblicazione delle opere sue storiche e morali, e l’Angelico e fra Benedetto (fratello minore dell’Angelico, copista e miniatore) col dar mano a quelle arti che fino dalla fanciullezza avevano apprese. E se i religiosi di San Marco non ebbero la gloria di erigersi la chiesa ed il convento con architetti propri, come avevano fatto i loro confratelli di Santa Maria Novella (progettata , secondo la tradizione, dai frati Sisto e Ristoro), ebbero quella di abbellire l’una e l’altro con dipinti de’ propri pittori, de’ quali vantano una eletta e numerosa schiera.

Fra Giovanni Angelico, disegno di Bonaiuti, incisione di Livy, da Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani del P. Vincenzo Marchese, Presso Alcide Parenti, Firenze, prima ed. 1845. Collezione A. Santini

Nel 1437 cominciano i lavori di ristrutturazione della chiesa e del convento, finanziati da Cosimo e Lorenzo de’Medici e diretti dall’architetto Michelozzo. Nel 1438 i Medici ottengono il patronato della cappella maggiore della chiesa e commissionano a Beato Angelico una nuova tavola dipinta per l’altare maggiore, destinata a sostituire il polittico con l’Incoronazione della Vergine di Lorenzo di Niccolò (1402), poi trasferito a Cortona.

Nel tempo che l’architetto (Michelozzo) restaurava il tempio (la chiesa) di San Marco, fu dato probabilmente a dipingere a Fra Giovanni la tavola del maggiore altare, la quale non era ancora ultimata nel 1438, come si legge negli Annali del Convento. Il Vasari ne ragiona nei termini seguenti: « Ma particolarmente è bella a maraviglia la tavola dell’altar maggiore di quella chiesa; perché oltre che la Madonna muove a divozione chi la guarda per la semplicità, e che i Santi che le sono intorno sono simili a lei, la predella, nella quale sono storie del martirio di San Cosimo e Damiano e degli altri, è tanto ben fatta, che non è possibile immaginarsi di poter veder mai cosa fatta con più diligenza, né le più delicate o meglio intese figurine di quelle ».

Beato Angelico, Pala di San Marco, Museo di San Marco

La Pala di San Marco, terminata entro il 6 gennaio 1443, quando fu consacrata la chiesa, costituiva il fulcro visivo della ristrutturazione quattrocentesca. Innovativa per la costruzione prospettica e per il naturalismo di matrice classica, rappresentò il modello per le Sacre Conversazioni in “tabula quadrata” del Rinascimento. È stata giustamente definita “apogeo della committenza medicea e manifesto della tradizione domenicana” (Magnolia Scudieri).

In questa tavola, variato alquanto il metodo dei giotteschi, sembra che l’Angelico facesse prova di approssimarsi alla nuova scuola (del Rinascimento), senza però togliere o scemare l’effetto religioso del quadro. Per la qual cosa, in luogo di porre le figure che sono a destra ed a sinistra del trono della Beata Vergine sur una linea orizzontale e con ordine simmetrico, come avea fatto per l’innanzi (in precedenza), le aggruppò con diverse attitudini quasi in atto di corteggiare la gran Regina del Cielo. Sono a destra San Domenico, San Francesco e San Pietro martire; a sinistra San Lorenzo, San Paolo (in realtà è Giovanni Evangelista) e San Marco evangelista con alcuni Angioli; e sul davanti in ginocchio, i Santi Cosimo e Damiano; i quali noi vedremo in presso che (quasi) tutti i suoi dipinti eseguiti in Firenze, per essere questi due martiri i protettori della famiglia Medicea.

Beato Angelico, Pala di San Marco

Questo dipinto ci sembra eziandio (inoltre) condotto con un fare alquanto più grandioso del consueto; ma del merito suo, in ciò che concerne colore, rilievo, espressione ecc., non è più dato giudicare, tanto egli è danneggiato e dilavato, non so se da chi tentò un restauro, ovvero per cagione dell’umidità; rimanendo appena traccia dell’antica bellezza.

Interventi di epoca ignota, forse a base di soda, hanno corroso il colore in molte parti, specialmente negli incarnati. Grazie al complesso restauro terminato nel 2019, a cura dell’Opificio delle Pietre dure, la pala ha riacquistato la migliore leggibilità possibile.

Il gradino (predella) sembra venisse diviso in più parti, le quali andarono disperse. Alcune furono collocate nell’altare di San Luca della cappella dei Pittori, nel chiostro della SS. Nunziata (la basilica dei Servi di Maria a Firenze). Apparteneva fors’ anco (forse anche) al medesimo quella piccola storia de’ Santi Cosimo e Damiano curanti un infermo, la quale vedesi nella galleria dei piccoli quadri nell’Accademia del disegno (la Galleria dell’Accademia di Firenze), e l’altra della sepoltura dei cinque martiri, che è un seguito della storia dei martiri che vedesi nel ricordato gradino (predella) nella cappella di San Luca.

Gli scomparti che Padre Marchese vede alla SS. Annunziata costituiscono, in realtà, la predella della Pala di Annalena, dello stesso Beato Angelico, mentre le due Storie dei Santi Cosma e Damiano, allora in Accademia, sono gli unici due scomparti di predella, della Pala di San Marco, rimasti a Firenze.

Beato Angelico, Predella della Pala di Annalena, Museo di San Marco
Beato Angelico, Sepoltura dei Santi Cosma e Damiano e dei loro fratelli, Museo di San Marco
Beato Angelico, Cosma e Damiano guariscono la gamba del diacono Giustiniano, Museo di San Marco

La Pala di San Marco era costituita da almeno 26 pannelli dipinti, ma ne sono stati individuati solo 18, sparsi fra vari musei del mondo. Il Museo di San Marco conserva la tavola centrale (Madonna col Bambino fra Angeli e Santi), due scomparti della predella (Storie dei Santi Cosma e Damiano) e due tavolette dei pilastri laterali (Santi domenicani). Lo smembramento della pala ebbe inizio alla fine del ‘600, quando il dipinto fu rimosso dall’altare maggiore della chiesa. La dispersione dei pannelli (predella e pilastri) avvenne dopo il 1809, al tempo dell’occupazione napoleonica e nei primi anni seguenti, a seguito della soppressione degli ordini religiosi. Attualmente, gli scomparti della predella sono così suddivisi: due a Firenze (Museo di San Marco), quattro a Monaco di Baviera (Alte Pinakothek), uno a Parigi (Louvre), uno a Dublino (National Gallery), uno a Washington (National Gallery).

Innanzi l’abolizione dei conventi in Firenze erano nella Farmacia di San Marco sette tavolette dell’Angelico rappresentanti appunto il martirio de’ Santi Cosimo e Damiano, e un’altra con la Deposizione di Croce dello stesso pittore. La Pinacoteca di Monaco (di Baviera) possiede quattro tavolette dell’Angelico di storie de’ Santi Cosimo e Damiano, come apparisce dal catalogo del 1837. È certo che queste quattro storie appartennero già alla Farmacia di San Marco, come si legge in certi ricordi di Luigi Scotti, esistenti nella Galleria di Firenze, il quale afferma « che egli nel 1817 restaurò quattro quadretti del l’Angelico, rappresentanti storie del martirio dei Santi Cosimo e Damiano , ch’ erano in San Marco , ora in Germania ».

Beato Angelico, Cristo deposto, Monaco, Alte Pinakothek
Beato Angelico, Cosma e Damiano davanti a Lisia, Monaco, Alte Pinakothek
Beato Angelico, Cosma e Damiano salvati dall’annegamento e Lisia posseduto dai demoni, Monaco, Alte Pinakothek
Beato Angelico, Crocifissione di Cosma e Damiano, Monaco, Alte Pinakothek

Nella stessa Galleria (dell’Accademia) è un’altra tavola dell’Angelico meglio conservata della precedente (la Pala di San Marco), nella quale ripeté lo stesso argomento, variando solo alcune figure. Per quanto merito abbia questo quadro è però inferiore a tutti nella figura della Vergine e del Bambino, e molti ne vince (a molti è superiore) in quelle di San Francesco e di San Pietro martire, disegnate e colorite divinamente. Si crede appartenesse all’antico monastero delle religiose Domenicane di Annalena.

Beato Angelico, Pala di Annalena (Pala Medici), Museo di San Marco

Al tempo di Padre Marchese, la Pala di Annalena era ancora divisa fra la Galleria dell’Accademia (tavola centrale con Madonna col Bambino e Santi) e la Cappella dei Pittori all’Annunziata (predella con Storie dei Santi Cosma e Damiano). La pala, oggi esposta al Museo di San Marco, fu verosimilmente commissionata da Cosimo de’Medici al ritorno dall’esilio (1434), forse per la Cappella Medici, dedicata ai Santi di Cosma e Damiano, nella Basilica di San Lorenzo, o, come ritiene lo scrivente, per la brunelleschiana Sagrestia Vecchia. Fu poi trasferita nel convento di terziarie domenicane fondato da Annalena Malatesta nel 1453, da cui il nome “di Annalena” (ma sarebbe più corretto chiamarla Pala Medici). La predella è per lo più attribuita ad un collaboratore dell’Angelico, probabilmente Zanobi Strozzi. È considerata la prima Sacra Conversazione in “tabula quadrata” del Rinascimento, un prototipo che raggiunge la perfezione nella Pala di San Marco, di pochi anni successiva.

Degna di considerazione è pure la tavola nella stessa Galleria dei piccoli quadri, nella quale l’Angelico fece la Beata Vergine col Figlio in braccio, ove le teste della Vergine e del Bambino mi sembrano molto belle e graziose.

Si tratta della Pala di Bosco ai Frati, oggi al Museo di San Marco. Fra ultime opere di Beato Angelico, fu dipinta fra il 1450 e il 1452, su probabile committenza di Cosimo e Piero de’ Medici, per il convento francescano di Bosco ai Frati in Mugello. Lo stile, di solenne classicità, è vicino a quello degli affreschi della Cappella Niccolina in Vaticano, eseguiti dall’Angelico nel primo soggiorno romano (1446-49). Con la Pala di Bosco ai Frati, si conclude il percorso angelichiano delle Sacre Conversazioni, inaugurato con la Pala di Annalena e proseguito con la Pala di San Marco.

Beato Angelico, Pala di Bosco ai Frati, Museo di San Marco

Dalle memorie del Convento e dal Vasari non appare ch’ei (l’Angelico) facesse altra tavola per la sua chiesa: si diede in quella vece (invece) ad abbellire il Convento. E per il vero, egli intese molto bene il modo di dipingere in muro, e facilissimamente lo lavorò, essendo nientedimeno (assolutamente) nel comporre le sue cose molto finito (accurato). Anzi pare che negli ultimi anni del viver suo preferisse questo genere di pittura, la quale vuole prontezza d’ingegno e di mano, avendo condotto in quel genere grandissimi dipinti così in Firenze come in Roma ed in Orvieto. Per questa via le opere sue ultime ebbero sorte migliore; perciocché (perché), come non poterono essere involate (sottratte) dagli oltremontani (i Francesi), così rimasero nel tempio santo di Dio a pascere (nutrire) della lor vista la pietà dei fedeli; né ebbero a vergognare (provare vergogna) della prossimità di oscene dipinture, come spesso è avvenuto a quelle in tavola nelle pubbliche gallerie…

Il racconto di Padre Marchese continua nella seconda puntata: Gli affreschi del chiostro di San Marco.

a cura di Alessandro Santini

Beato Angelico nel frontespizio del Proemio alla Vita del B. Giovanni Angelico del P. Vincenzo Marchese, in San Marco convento dei padri predicatori in Firenze illustrato e inciso…, Firenze 1853. Collezione A. Santini

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