Savonarola profeta e martire nella nuova biografia di Marco Pellegrini

L’iconografia di Girolamo Savonarola è fissata una volta per tutte in un ritratto di profilo su fondo scuro: cappuccio nero calato sul capo, naso adunco, labbra prominenti, guance infossate, sguardo altero. Sintesi perfetta di somiglianza fisica e rigore morale è, tra le tante immagini che raffigurano il Frate, la più iconica. Il ritratto fu realizzato da Fra Bartolomeo, che lo conosceva bene essendo entrato in convento grazie alle sue prediche, subito dopo il martirio avvenuto in Piazza della Signoria il 23 maggio 1498. È proprio questa l’immagine che compare sulla copertina di Savonarola. Profezia e martirio nell’età delle guerre d’Italia di Marco Pellegrini, Salerno editrice, 2020.

Ma chi era veramente Savonarola? Un profeta dotato di una prodigiosa immaginazione divinatoria, capace di leggere i segni dei tempi attraverso le sacre scritture, o un astuto impostore? Un capopopolo dall’oratoria tempestosa, fustigatore della tirannide medicea, strenuo sostenitore del bene comune, o un ambizioso populista? Un interprete della renovatio Ecclesiae nella prospettiva dell’Osservanza domenicana, fautore della riforma dal basso della Chiesa di Roma, o un nemico giurato del corrotto Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI? Un inflessibile moralizzatore, determinato a fare di Firenze una Repubblica di santi a costo di istituire una Quaresima perenne, o un pacificatore, un “profeta disarmato”, come lo definì Machiavelli, che ripudiò la violenza come mezzo di risoluzione della guerra civile?

A domande come queste prova a rispondere Marco Pellegrini, ordinario di Storia Moderna e Storia del Rinascimento all’Università di Bergamo, nella sua documentatissima biografia sul Priore di San Marco. Con rigore scientifico e brillantezza argomentativa l’autore ripercorre la controversa vicenda religiosa, politica e giudiziaria di Savonarola, sfrondandola di tutte le incrostazioni ideologiche e confessionali depositatesi sul personaggio nel tempo e inquadrandola nell’intricato e violento scenario delle guerre d’Italia.

Ampiamente recuperato in età risorgimentale come simbolo della lotta alla corruzione del clero o come interprete di un’istanza antipapale in chiave patriottica e libertaria (Vincenzo Marchese e Pasquale Villari); considerato quasi un’icona anticapitalistica dagli esponenti del cattolicesimo democratico di ispirazione «neo piagnona» (Giorgio La Pira, Amintore Fanfani); inserito in una fulgida costellazione di Ritratti di umanisti da Eugenio Garin, comprendente tra gli altri Enea Silvio Piccolomini, Guarino Veronese e Giovanni Pico della Mirandola; glorificato in narrazioni grandiose e partecipi (Roberto Ridolfi, 1952), o liquidato senza appello come «eretico mancato, santo abusivo, taumaturgo fallito» (Franco Cordero, 2009); scrupolosamente analizzato dalla storiografia tedesca (Josef Schnitzer, 1931) e socio-antropologicamente investigato da quella americana (Donald Weinstein, 1970); nell’ultimo decennio il messaggio profetico di Savonarola ha stimolato anche l’immaginario di numerose personalità del mondo dello spettacolo. Da Stefano Massini, che nel 2012 ha riscritto le sue prediche (Indignati. Prediche di Savonarola); a Caparezza (Sono il tuo sogno eretico, 2011) e Eugenio Finardi (Come Savonarola, 2014), che hanno ricondotto l’apocalittica irriconciliabilità del Domenicano con il suo tempo alla loro ricerca musicale e poetica. Su un versante decisamente più pop, si collocano il romanzo di esordio di Francesca Di Gioia, La leonessa lasciva, del 2015 (il titolo è una metafora savonaroliana della Chiesa di Alessandro VI, corrotta e clientelare, definita lasciva e infida come una leonessa); la Graphic Novel scritta da Olga Mazzolini e disegnata da Giulio Bilisari, Savonarola, del 2017, che del Frate ricostruisce la parabola esistenziale da Ferrara a Firenze, mettendo in immagini le prediche, le profezie e il processo che lo porterà alla condanna per eresia; e la serie televisiva anglo-italiana I Medici, dove  Savonarola compare nella terza stagione come l’avversario, vagamente parodistico, di Lorenzo il Magnifico. Infine, recentemente, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, nel programma “Eretici” su Tvloft, lo accosta ad altri modelli di non omologazione al pensiero dominante, come Luis Sepúlveda, Rosa Parks, Albert Camus, Malala Yousafzai, Vincent van Gogh, Marie Curie, Giuseppe Dossetti, Virginia Woolf e Artemisia Gentileschi.

Giovanni Dupré, Monumento a Girolamo Savonarola, 1873, Museo di San Marco

All’interno di questa variegata fortuna critica, costellata di opportunistici travisamenti, sommarie condanne e retoriche monumentalizzazioni – ma proprio per questo capace di restituirci l’assoluta vitalità del lascito morale e simbolico savonaroliano – la biografia di Pellegrini è l’ultimo poderoso affondo nell’avventura personale e pubblica del Frate, dove la piccola storia e la grande Storia diventano un’unica cosa, compongono un unico quadro. E dove il profilo di Savonarola si staglia, screziato e mobile, in un campo lunghissimo, popolato di moltissimi altri attori sociali e politici, a dispetto del primo piano, compatto e senza sfondo, dei dipinti di Fra Bartolomeo.

Fra Bartolomeo, Ritratto di Savonarola come San Pietro Martire, 1508-1510, Museo di San Marco

Grazie a una vasta raccolta di documenti e attingendo ai numerosi scritti del Frate, forte della sua competenza sui «rapporti intercorrenti tra religione, politica, violenza e manipolazione in tutte le sue molteplici dimensioni» (p. 311), Marco Pellegrini ricostruisce con precisione le fasi salienti della vita di Savonarola, mostrandocelo non come un oscuro epifenomeno, ma come il prodotto di un complesso milieu sociopolitico; non come un avanzo del Medioevo o un lugubre oscurantista, bensì come un uomo immerso nelle contraddizioni del suo tempo. Forse più vicino a Machiavelli di quanto una certa narrativa ce l’abbia a lungo rappresentato. Più in continuità di quanto si creda con la tradizione dell’Osservanza domenicana che da Caterina da Siena, «consigliera di papi e principi e città» (p. 37), arriva a Antonino Pierozzi, «tutore della legalità e sostenitore dei poveri» (Ibidem), passando per Giovanni Dominici, riformatore dell’ordine domenicano e fondatore del convento di Fiesole da cui discese quello di San Marco a Firenze.  Riguardo al corpus della sua produzione letteraria – dal giovanile De ruina mundi rivolto al pontefice Sisto IV, alle successive invettive scagliate dal pulpito all’indirizzo di Alessandro VI -, Pellegrini ne sottolinea il debito verso il filone dell’anticlericalismo letterario che in Europa prosperò a partire dal XI secolo, e che va dai francesi Rutebeuf e Jean de Meung a Dante e Petrarca, fino alla satira anticlericale di Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini.

Marco Pellegrini racconta in 312 pagine serrate e coinvolgenti, arricchite da un utile apparato di note, ascesa e caduta di un predicatore, che dalla pace claustrale di San Marco si trovò, nel breve arco di tempo compreso tra la discesa di Carlo VIII in Italia, la cacciata di Piero de’ Medici da Firenze (1494), e la condanna a morte per eresia (1498), catapultato al centro della scena politica internazionale. Un religioso che scelse, per usare un’espressione cara a Pasolini, altro acutissimo “profeta” intellettuale tirato per la giacca da destra a manca, di “gettare il proprio corpo nella lotta” per promuovere, attraverso il suo annuncio escatologico, la salvezza universale. Che seppe intercettare l’istanza di cambiamento espressa dall’ambiente religioso e sociale della sua epoca, e «volle passare alla storia come la vedetta che, alla cima dell’albero maestro, annunciò la tempesta delle guerre d’Italia» (p. 311). Un’epoca violenta e incerta, ferita da conflitti, pestilenze e attese di redenzione, che segnò il disfacimento etico e culturale di un mondo. Un’epoca non molto lontana dalla nostra.

Carmelo Argentieri

 

Pittore fiorentino della fine del secolo XV, Martirio di Savonarola in Piazza della Signoria, 1498 ca. Museo di San Marco

 

Marco Pellegrini (Bergamo, 1963) è professore ordinario di Storia moderna e di Storia rinascimentale presso il Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione dell’Università di Bergamo. Tra i maggiori esperti attuali di Rinascimento italiano, ha collaborato all’edizione delle Lettere di Lorenzo il Magnifico, pubblicando il volume XII (Firenze, Giunti, 2007). Ha al suo attivo numerosi articoli e libri, tra i quali: Il papato nel Rinascimento (Bologna, Il Mulino, 2010); Guerra santa contro i turchi (ivi, 2015); Le guerre d’Italia, 1494-1559 (ivi, 2018).

 

Per saperne di più:

Marco Pellegrini, Savonarola. Profezia e martirio nell’età delle guerre d’Italia, Salerno editrice, 2020

Donald Weinstein, Ascesa e caduta di un profeta del Rinascimento, Il Mulino, 2013

Magnolia Scudieri e Giovanna Rasario, Savonarola e le sue “reliquie” a San Marco, Giunti, 1998

Claudio Leonardi, Girolamo Savonarola profeta di San Marco in La chiesa e il convento di San Marco a Firenze, vol.1, Cassa di Risparmio di Firenze, 1989

Eugenio Garin, Ritratti di Umanisti, Biblioteca Sansoni, 1967

Savonarola Pop:

Mazzolini -Bilisari, Savonarola, Keiner Flug, 2017

Francesca di Gioia, La leonessa lasciva, Galassia Arte, 2015

Stefano Massini, Indignati, Edizioni le Piagge, 2014

Un commento

  1. Grazie a Carmelo per le sue recensioni precise, attente e mirabilmente capaci di trasmettere al lettore la passione dell‘autore per il suo oggetto di studio, accendendo curiosità ed interesse anche quando probabilmente ci si penserebbe „lontani“ dalla tematica.

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