Uno sguardo nella Biblioteca del Museo di San Marco: i corali miniati di origine francescana, tra XV e XVI secolo

Quando, nell’ottobre 1869, il Museo di San Marco aprì le sue porte al pubblico, ai visitatori venne offerta la possibilità di ammirare opere d’arte di varia tipologia. Al primo piano dell’ex convento domenicano, accanto ai corridoi e alle celle affrescate da Beato Angelico, la Biblioteca esibiva una consistente raccolta di manoscritti liturgici riccamente miniati. Più di cento corali erano infatti confluiti nelle collezioni del Museo di San Marco, in seguito alla recente soppressione degli istituti ecclesiastici da parte del Regno d’Italia (7 luglio 1866). I corali erano pervenuti al Museo da conventi e da monasteri di Firenze e della sua provincia.

Autore del primo catalogo del Museo (edito nel 1872, e nuovamente con aggiornamenti nel 1876) fu l’ispettore Ferdinando Rondoni. Apprendiamo che i corali erano stati sistemati nella navata centrale della Biblioteca quattrocentesca progettata da Michelozzo, e nell’attigua Sala Greca. Tre grandi banchi di noce chiusi da sportelli di cristallo, appositamente disegnati dal pittore Gaetano Bianchi, ospitavano i grandi volumi. Rondoni approntò la descrizione di ottantadue corali (altri ventinove furono esclusi dal catalogo, perché considerati di “minore importanza”), fornendo un elenco – ancora oggi utilissimo – delle miniature in essi contenute. Alcuni decenni dopo, in occasione della stesura dell’inventario delle opere conservate nel Museo (Inventario del Museo di San Marco e Cenacoli. Oggetti d’arte 1915-1924), ai manoscritti fu assegnata l’attuale segnatura numerica. Risale al 1968 il catalogo dedicato ai corali da Renzo Chiarelli, un repertorio completo della collezione, con schede molto sintetiche, che elenca i volumi in base alla loro progressione numerica.

Biblioteca del Museo di San Marco, con i codici miniati esposti nelle vetrine della navata centrale, fine XIX secolo

Attualmente una selezione di codici è esposta in vetrine collocate lungo le pareti della Biblioteca. Sebbene i volumi siano presentati a rotazione, non si può fare a meno di osservare che negli ultimi anni protagonisti incontrastati dell’esposizione sono stati i corali prodotti per la stessa chiesa di San Marco: la celebre serie domenicana di Graduali e Antifonari miniata tra il 1446 e il 1454 da Zanobi Strozzi (1412-1468), responsabile delle iniziali istoriate, e da Filippo di Matteo Torelli (1408/1410-1468), esecutore della parte ornamentale (Fig. 1).

Fig.1 – Zanobi Strozzi e Filippo di Matteo Torelli, iniziale R con l’Annunciazione. Graduale 516, c. 3r

Sono tuttavia molte e diverse le serie liturgiche possedute dal Museo. Tra i nuclei librari mai finora considerati e analizzati nella loro completezza figurano i manoscritti di origine francescana. Si tratta di ventidue codici, tutti provenienti da conventi che aderirono all’Osservanza. Sin dalla fine del Trecento, questo movimento di riforma promosse un ritorno all’osservanza della Regola di Francesco, al rigore e alla povertà di vita praticati dal santo fondatore, in opposizione al ramo più antico dell’Ordine, quello dei frati Conventuali. Nel corso del Quattrocento, la fondazione dei conventi osservanti ebbe in Toscana una crescita esponenziale. I corali dell’Osservanza francescana nel Museo di San Marco sono di produzione fiorentina e coprono quasi un secolo: dal più antico codice, datato 1438, al più recente sottoscritto nel 1526. Il loro apparato illustrativo permette dunque di ripercorrere uno dei periodi più dibattuti e complessi della miniatura a Firenze, tra XV e XVI secolo.

Fig. 2 – Battista di Niccolò da Padova, iniziale A con San Francesco che riceve le stimmate. Antifonario 584, c. 2v
Fig. 3 – Bartolomeo di Antonio Varnucci, iniziale A con le Marie al sepolcro. Antifonario 583, c. 2r

Dal convento di San Salvatore al Monte alle Croci, costruito sulle colline a sud della città, proviene un importante gruppo di corali. I codici di San Salvatore al Monte subirono però presto un cambio di sede. La serie di Antifonari (mss. 583, 584, 611) miniata intorno al 1440 da Battista di Niccolò da Padova (1390/1395-1452) e da Bartolomeo di Antonio Varnucci (1412/1413-1479) (Figg. 2-3) fu ceduta non molto tempo dopo – forse già negli anni sessanta del XV secolo – alla chiesa francescana osservante di San Bonaventura al Bosco ai Frati nel Mugello, verosimilmente su iniziativa di Cosimo il Vecchio de’ Medici (1389-1464) e di suo figlio Piero (1416-1469), che di quest’ultimo convento erano i munifici mecenati. I frati di San Salvatore ebbero quindi l’immediata necessità di dotarsi di un nuovo ciclo di Antifonari (mss. 588 e 591), che con ogni probabilità portarono con sé quando (dopo un periodo di peregrinazioni) nel 1561 presero possesso del convento fiorentino di Ognissanti. Tradizionalmente attribuite a Bartolomeo di Domenico di Guido (1430-1521), le miniature dei due Antifonari 588 e 591 sono a mio avviso ascrivibili piuttosto a un’équipe di miniatori che lavoravano nella stessa bottega, utilizzando modelli grafici condivisi, intorno al 1465-1470 (Figg. 4-5).

Fig. 4 – “Primo Maestro dei Corali di San Salvatore al Monte”, iniziale A con Profeta orante. Antifonario 588, c. 3r
Fig. 5 – “Secondo Maestro dei Corali di San Salvatore al Monte”, iniziale A con le Marie al sepolcro. Antifonario 591, c. 2v

Ề verosimile che a quell’epoca il convento di San Salvatore al Monte ospitasse già frati scriptores, deputati alla copiatura dei libri liturgici. Negli anni venti del Cinquecento, la presenza di uno scriptorium è ormai assodata. Qui operavano più frati copisti: tra tutti emerge lo spagnolo “Laurentius de Castro”, a cui la storiografia francescana ha inteso inoltre assegnare un’attività nel campo della miniatura. Nello scriptorium di San Salvatore, tra il 1521 e il 1523, furono vergati i Graduali (mss. 589, 590, 592), analogamente trasferiti nel 1561 in Ognissanti. Nel Graduale 589, l’iconografia dell’Osservanza è celebrata da una galleria di immagini fortemente evocativa: accanto ai protagonisti delle origini (San Francesco, San Ludovico di Tolosa) (Fig. 6) sono raffigurati i grandi predicatori della storia recente, non soltanto San Bernardino da Siena (canonizzato nel 1450), ma anche Giovanni da Capestrano, Bernardino da Feltre, Giacomo della Marca (Figg. 7-8). Stilisticamente vicine all’arte di Giovanni di Giuliano Boccardi (detto Boccardino il Vecchio; 1460-1529), le miniature del ms. 589 rivelano aspetti tecnici e formali che potrebbero effettivamente essere ricondotti a un ambito conventuale.

Fig. 6 – Miniatore francescano su disegno di Giovanni Boccardi, detto Boccardino il Vecchio (?), iniziale E con San Ludovico di Tolosa. Graduale 589, c. 120r
Fig. 7 – Miniatore francescano su disegno di Giovanni Boccardi, detto Boccardino il Vecchio (?), iniziale V con San Bernardino da Siena. Graduale 589, c. 116v
Fig. 8 – Miniatore francescano su disegno di Giovanni Boccardi, detto Boccardino il Vecchio (?), iniziale L con Giovanni da Capestrano. Graduale 589, c. 85v

Va ricordato che gli Antifonari 588, 591 e i Graduali 589, 590, 592 appartenevano in origine a cicli liturgici più estesi, smembrati nel 1867, anno in cui i suddetti corali confluirono nelle collezioni del costituendo Museo di San Marco. I loro volumi compagni, rimasti nel convento di Ognissanti fino al 2001, sono oggi conservati nella Biblioteca Provinciale dei Frati Minori di Firenze.

All’équipe di miniatori responsabile del secondo ciclo di Antifonari di San Salvatore (mss. 588 e 591) si collega l’artista che verso il 1470-1475 illustrò – con esiti di maggiore solennità e varietà espressiva – i due Salteri per la menzionata chiesa di San Bonaventura nel Mugello (mss. 581 e 586), e che da questi codici trae il suo nome convenzionale (“Maestro dei Salteri di Bosco ai Frati”) (Fig. 9).

Fig. 9 – “Maestro dei Salteri di Bosco ai Frati”, iniziale B con David con il salterio. Innario-Salterio 586, c. 65v

Un episodio di particolare interesse è rappresentato dal gruppo di corali proveniente dal convento fiorentino di Santa Elisabetta in Capitolo, abitato dalle Clarisse a partire dal 1521. Il complesso, non più esistente, sorgeva di fronte alle mura settentrionali del convento francescano di Santa Croce, nell’attuale via San Giuseppe. Credo che la serie liturgica di Santa Elisabetta fosse in origine stata prodotta per le Clarisse di Santa Chiara a Firenze. Anche questo convento, all’angolo tra via de’ Serragli e via Santa Maria, è ormai scomparso: era stato fondato nel 1452 da una ricca vedova e terziaria francescana, Maria di Maso degli Albizzi (m. 1470), per poi passare nel 1487 sotto la giurisdizione dei frati Osservanti di San Salvatore al Monte. Artefice principale della decorazione dei quattro corali di fine Quattrocento (Antifonari 551 e 553; Graduali 552 e 554) e dei due corali cinquecenteschi (mss. 555 e 556), rispettivamente datati 1523 e 1526, fu Boccardino il Vecchio, della cui carriera è dunque possibile ricostruire un capitolo molto poco conosciuto, al servizio dell’Osservanza francescana (Figg. 10-11).

Fig. 10 – Giovanni Boccardi, detto Boccardino il Vecchio, iniziale E con Santa Chiara di Assisi. Antifonario 551, c. 1r
Fig. 11 – Giovanni Boccardi, detto Boccardino il Vecchio, iniziale decorata F. Corale 555, c. 12v

La produzione dei corali si intrecciò con le vicende di generosi mercanti: Tommaso di Francesco Busini (1382-1466), committente della sacrestia di San Salvatore al Monte, Castello di Piero Quaratesi (1395-1465), finanziatore della ricostruzione di questa stessa chiesa, Jacopo Bongianni (1442-1508), mecenate di Santa Chiara e ideatore del suo rinnovamento artistico. Oltre naturalmente ai Medici, sotto il cui patronato era il convento di Bosco ai Frati nel Mugello.

Un filo comune attraversa il sobrio corredo illustrativo dei manoscritti: il rifiuto di sontuosità e di ostentazione, che i frati Osservati promossero nella vita dei conventi, trovò un consapevole riflesso nelle scelte iconografiche e figurative che ispirarono i loro corali miniati.

Ada Labriola

Le immagini dei corali miniati provengono dalla campagna fotografica che Torquato e Massimo Perissi hanno realizzato per il volume dell’autrice edito da Polistampa nel luglio 2020.

Per saperne di più:

Ferdinando Rondoni, Guida del R. Museo Fiorentino di S. Marco con aggiunta di brevi notizie sulla chiesa annessa, Firenze 1872 (seconda edizione 1876).

Renzo Chiarelli, I codici miniati del Museo di San Marco a Firenze, Firenze 1968.

Annarosa Garzelli, Le immagini, gli autori, i destinatari, in Miniatura fiorentina del Rinascimento 1440-1525. Un primo censimento, Firenze 1985, I, pp. 3-350.

Magnolia Scudieri, La miniatura, in La chiesa e il convento di San Marco a Firenze, Firenze 1990, II, pp. 11-36.

Magnolia Scudieri, La Biblioteca di San Marco dalle origini a oggi, in La Biblioteca di Michelozzo a San Marco tra recupero e scoperta, catalogo della mostra (Firenze, Museo di San Marco, 30 settembre – 30 dicembre 2000), a cura di M. Scudieri, G. Rasario, Firenze 2000, pp. 9-43.

Ada Labriola, I manoscritti miniati del Museo di San Marco a Firenze. Corali francescani (1440-1530), Firenze 2020.

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