La buona ricetta contro la peste di Fra Girolamo Savonarola, medico dello spirito

Sulla Firenze del 1497, sempre più lacerata fra sostenitori e detrattori di Savonarola, scomunicato in maggio da papa Borgia, dopo la carestia piomba in estate il flagello della peste. Si comincia a morire, prima in pochi, poi cinquanta, settanta, fino a cento ogni giorno. “Non si vede altro che croci e morti” scrive Savonarola in una lettera di luglio. Per più di due mesi, tutto si ferma: chiudono le botteghe, si sospendono gli affari, cessano le ostilità politiche. Chi può si rifugia in campagna, i più si serrano in casa. Paura ovunque, anche al Convento di San Marco, dove 250 frati, di cui molti giovani e novizi, sono tanti e troppo stipati. Prudentemente, Savonarola ne manda via un buon numero, divisi in piccoli gruppi, facendoli ospitare nel contado da famiglie devote. Da buon priore, sceglie di restare a San Marco con i frati più anziani: “Sebbene mi abbiano profferito molti luoghi”- scrive in agosto – “io non ho voluto abbandonar le pecorelle e resto, invece, per consolare gli afflitti”. Sa bene, stante la scomunica, di non potere uscire in città a prestare soccorso. E allora, dal suo studiolo, decide di portare ugualmente conforto, morale e spirituale, inviando lettere e redigendo un trattatello indirizzato “ai suoi diletti fratelli in Cristo Gesù”, religiosi e laici, dal titolo curioso: Trattato medicinale contra la peste spirituale, datato 15 luglio 1497.

Fra Trecento e Quattrocento non sono pochi i testi di medicina che trattano di morbi e pestilenze. Fra questi, ce n’è uno che a Savonarola doveva essere familiare, il De preservatione a peste et eius cura (Come difendersi dalla peste e come curarla), scritto a Ferrara intorno al 1448 da suo nonno Michele, illustre medico della corte estense. Il giovane Girolamo, che avrebbe potuto intraprendere la carriera del nonno medico, come fecero un fratello, lo zio e un cugino, preferì gli studi umanistici e poi il convento.

Nel Trattato medicinale del 1497 il confronto/contrapposizione con la trattatistica sulle pestilenze, e con l’opera del nonno Michele, si risolve in una serena, e anche un po’ divertita, “buona ricetta contro il morbo”, prescritta da Frate Girolamo in veste di “medico spirituale”, piena di devozione ma anche di buon senso, nella consapevolezza che, dove non arrivino i “rimedi corporali”, sempre giungono i “rimedi dello spirito”.

Di seguito il testo rielaborato in lingua corrente, tratto dalle edizioni originali in volgare.

 

Trattato medicinale contro la peste spirituale

Frate Girolamo Savonarola da Ferrara dell’Ordine dei Predicatori ai suoi diletti fratelli in Cristo Gesù:

Grazia, pace e consolazione dello Spirito Santo!

Anche se non si devono disprezzare i rimedi corporali contro la peste e le altre malattie, tuttavia, senza i rimedi dello spirito sarebbero alla fine tutti inutili, perché non possono porre rimedio alla morte, ammesso che siano in grado di far vivere più a lungo. Perciò, dobbiamo mettere più impegno nel cercare i rimedi dello spirito, grazie ai quali otteniamo sia la vita eterna sia, molto spesso, anche la salute del corpo, quando gli uomini di questo mondo non trovano i rimedi corporali.

Per questo ho pensato, come medico spirituale, di darvi una buona ricetta contro il morbo, un rimedio così efficace che né la pestilenza, né altra malattia potrà mai veramente farvi del male.

Bisogna depurarsi dai cattivi umori

Primo. Bisogna depurarsi dai cattivi umori attraverso il sincero pentimento, la confessione e la penitenza dei propri peccati, assieme al fermo proposito di servire sempre Dio con tutto il cuore. Quella depurazione e questo fermo proposito, dovete ripeterli spesso, in modo tale da essere sempre pronti alla chiamata del Signore.

Bisogna mangiare cibi buoni

Secondo. Bisogna mantenersi in forze mangiando cibi buoni, cioè ricevere spesso con devozione e riverenza il Sacramento del corpo del nostro Salvatore Gesù Cristo, cibarsi del pane delle Sacre Scritture e dei santi dottori, meditando sulla loro morte, su coloro che hanno sofferto per amore di Dio e su quello che hanno poi ottenuto.

Bisogna essere coraggiosi

Terzo. Bisogna non essere timorosi, ma coraggiosi, e considerare che, in ogni caso, un giorno dovremo morire, e, qualunque morte sia, non sarà mai cattiva quando è preceduta da una buona vita, perché la morte è brutta solo per chi dopo andrà all’inferno. Perciò, chi vuole esser coraggioso e non avere paura, pensi spesso alla brevità di questa vita e all’eternità dell’altra, e che in ogni caso bisogna andarsene, affidandosi alla bontà del Signore, che non abbandona mai chi lo ama e confida in Lui.

Bisogna chiedere spesso l’aiuto di Dio

Quarto. Bisogna chiedere spesso l’aiuto di Dio contro questo morbo e, per quanto consentono le nostre fragilità e necessità, raccogliersi in preghiera frequentemente, sforzandosi, ognuno, di diventare amico e familiare di Dio, della Vergine Madre Maria, degli Angeli e degli altri beati del Paradiso, così che, se vi ammalaste e, come accade con la pestilenza, nessuno vi venisse a trovare, abbiate la compagnia e il conforto del Signore, di sua madre e dei beati.

Bisogna essere misericordiosi

Quinto. Siate misericordiosi col vostro prossimo e soprattutto con quelli che si ammalano per la pestilenza, anche se fossero vostri nemici e vi avessero offeso molto: aiutateli come potete, specialmente con preghiere, incoraggiamenti, anche con denaro se sono poveri, e prendetevi cura di loro, se non ci fosse nessuno a farlo. Perché è scritto: “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia”.

Bisogna vivere in allegria spirituale

Sesto. Vivete in allegria, non come alcuni che si danno ai piaceri del mondo, a mangiare, bere e giocare, ma con allegria spirituale, senza affaticare troppo il corpo, né mortificando troppo lo spirito, ma vivendo con moderazione così nella vita corporale come in quella spirituale, e godendo della gioia celeste delle sacre scritture e delle lodi di Dio.

Bisogna ricorrere ai medici ma soprattutto a Dio

Settimo e ultimo. Non dovete disprezzare i rimedi corporali dati dai medici, o non curarvi delle occasioni di contagio, o non fare uso di qualche medicinale: l’arte della medicina, infatti, è data da Dio, per conforto e salute dei corpi umani. Tuttavia, non ritengo lodevole mettere in queste cose tanto impegno, poiché la peste è mandata così spesso da Dio a causa dei peccati degli uomini, ed è a Dio che, prima di tutto, bisogna ricorrere e sottomettersi, lasciando la vita cattiva: rimossa la causa, che è il peccato, sarà rimosso anche l’effetto, cioè la peste.

Savonarola medico dello spirito

Se seguirete questa nostra ricetta, siate certi che la pestilenza non vi farà del male, poiché o non vi contagerà, o, se vi contagerà, sarete guariti da Dio o, se non sarete guariti nel corpo, sarete guariti in eterno nella Patria felice. È questo il luogo che dobbiamo incessantemente desiderare, per giungervi un giorno: prima è meglio è.

Pregate Dio per noi. La sua Grazia sia sempre con voi. AMEN.

Convento di San Marco, 15 luglio 1497

a cura di Alessandro Santini

 

EDIZIONI

Il Trattato medicinale contra la peste spirituale di Girolamo Savonarola si può leggere nelle seguenti edizioni originali (consultabili su Google Books):

Molti devotissimi Trattati del Reverendo Padre Frate Ieronymo Savonarola da Ferrara dell’ordine de frati Predicatori, Ad esortatione delli fideli e devoti Christiani, In Vinegia al’insegna di San Bernardino, MDXXXVIII, cc. 84-85

Molti devotissimi trattati del reverendo Padre Frate Hieronimo Savonarola da Ferrara dell’ordine dei frati predicatori, ad esortatione de i fideli e devoti Christiani, In Venetia Al segno della speranza, MDXLVII, cc. 99-100

TESTI CONSULTATI

Pietro Vincenzo Barsanti, Della storia del padre Girolamo Savonarola da Ferrara, Domenicano della Congregazione di S. Marco di Firenze, Livorno, Nella Stamperia di Carlo Giorgi, 1782, pp. 195-198

Vincenzo Marchese, S. Marco, Convento dei Padri Predicatori in Firenze, illustrato e inciso principalmente nei dipinti del b. Giovanni Angelico con la vita dello stesso pittore, e un sunto storico del convento medesimo, Firenze, Società artistica, 1853, p. 137.

Pasquale Villari, La storia di Girolamo Savonarola e de’ suoi tempi, Firenze, Le Monnier, 1861, vol. II, pp. 34-38.

Tito Sante Centi, Girolamo Savonarola il frate che sconvolse Firenze, Roma, Città nuova, 1988, pp. 114-116.

Cosimo Ceccuti, Girolamo Savonarola Cavaliere di Cristo, Firenze, Octavo, 1995, p. 164

IMMAGINI

Sono tratte da:

Gustave Gruyer, Les illustrations des écrits de J. Savonarole publiés en Italie au XV et au XVI siècle, et les paroles de Savonarole sur l’art, Paris, Librarie De Firmin Didot et Coie, 1879 (disponibile su Google Books in versione DRM Free)

 

 

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