Fra Bartolomeo pittore di San Marco tra conferme e novità. Appunti da una conferenza di Serena Padovani.

Dal 26 al 28 ottobre, si terrà a San Marco un importante convegno di studi su Fra Bartolomeo, in occasione dei 500 anni dalla sua morte (31 ottobre 1517). Come anticipazione, e come invito al convegno, Serena Padovani ha voluto ripercorrere, in una brillante e magistrale conferenza nella Biblioteca di San Marco, il percorso cronologico e stilistico dell’opera del frate pittore, tra conferme e rilevanti novità. Ne riportiamo una sintesi di idee e di immagini, secondo i nostri appunti.

Bartolomeo (o Baccio) della Porta, più noto come Fra Bartolomeo, pur essendo tra gli artisti fondamentali dell’arte italiana, non è ancora sufficientemente conosciuto. Serena Padovani sottolinea come, nell’editoria novecentesca, Fra Bartolomeo (così come il suo compagno di bottega Mariotto Albertinelli) abbia trovato pochissimo spazio (esemplare l’assenza nella serie storica dei “Maestri del colore”). Su questa inadeguata considerazione ha pesato, indubbiamente, il giudizio negativo espresso da Bernard Berenson, che apprezzava la delicatezza delle tavole giovanili, ma detestava le monumentali pale d’altare della maturità, a suo dire retoriche e “nere come la pece”.

Adorazione del Bambino, Art Institute of Chicago, 1504-1506 (?). Questo è il Fra Bartolomeo che piaceva a Berenson.

A correggere l’opinione di Berenson, fa notare la Padovani, recenti restauri hanno “schiarito” le grandi tavole, consentendone una visione più autentica. Semplice, solenne e assolutamente priva di eccessi retorici, l’arte di Fra Bartolomeo rivela raffinati accordi di luce, ombreggiature e colori (chiari e trasparenti, senza gli annerimenti del tempo, patine o vernici), “con grandiosi personaggi costruiti attraverso velature ad olio”.

Salvator Mundi con i quattro evangelisti, Galleria Palatina, 1516. Il restauro ha tolto le patine scure e ha esaltato luci e colori. Serena Padovani ha identificato nel tondo in basso, comunemente descritto come “mondo”, una veduta di Gerusalemme e del Calvario.

Prima del convento

È trascorso il 1490 quando Bartolomeo/Baccio della Porta e l’amico Mariotto Albertinelli, dopo gli anni di formazione presso Cosimo Rosselli, aprono bottega nell’abitazione di Baccio. Mentre Mariotto appare ancora legato allo stile del comune maestro, Bartolomeo guarda alle novità espresse da Domenico Ghirlandaio, Piero di Cosimo (anch’egli allievo del Rosselli) e Leonardo da Vinci. Gli studi di Everett Fahy hanno consentito di ricondurre al decennio 1490-1500 tutta una serie di opere, in cui il giovane (e ancora laico) Bartolomeo già si distingue per innovazione, sicurezza esecutiva e qualità espressiva. Questo periodo si conclude con un’opera importante, di nuova monumentalità, il Giudizio Finale, lasciato interrotto nel 1500, quando Bartolomeo, seguace di Savonarola, prende l’abito domenicano.

Madonna col bambino e San Giovannino, Metropolitan Museum of New York, c. 1497. Serena Padovani la accosta alla Madonna della colomba di Piero di Cosimo (Louvre), entrambe derivazioni dalla Madonna Benois di Leonardo (Ermitage).

Porzia (Galleria degli Uffizi) e Minerva (Museo del Louvre), 1490-95. Evidente, per la Padovani, l’influenza di Domenico Ghirlandaio, ma anche elementi di “grandiosità, pur nella dolcezza degli incarnati, una lucentezza fiamminga e una classicità fiorentina, forse riscontrabili solo nel giovane Michelangelo”.

Annunciazione, Duomo di Volterra, 1497. Un tempo attribuita al Ghirlandaio, è accostata da Serena Padovani allo stile di Marzia e Porzia.

Giudizio Finale, Museo di San Marco, 1499-1501. Lasciato incompiuto da Bartolomeo nel 1500, quando entrò in convento, fu terminato nel 1501 da Mariotto Albertinelli.

La presunta interruzione

Secondo Vasari, l’ingresso di Bartolomeo nell’ordine domenicano segna l’inizio di una lunga sospensione dell’attività artistica. Solo quattro anni dopo, a seguito delle pressioni esercitate da amici e dal priore di San Marco (Sante Pagnini), l’ormai Frate Bartolomeo “di San Marco” avrebbe ripreso a dipingere, accettando la commissione di Bernardo del Bianco per l’Apparizione della Vergine a San Bernardo, consegnata nel 1507 e che, al pari del Giudizio finale del 1500, costituisce un’opera di svolta. L’interruzione degli anni 1501-1504, comunemente accettata, per Serena Padovani non appare sostenibile. Tanto più che persino Vasari, per quegli anni, racconta di una produzione di disegni e piccole tavole per la devozione privata. La studiosa, a sostegno della sua posizione, ricorda che, tranne che per l’anno di noviziato (1501), Fra Bartolomeo non avrebbe avuto alcun motivo per smettere di dipingere. I domenicani, del resto, avevano ben presente l’esempio virtuoso di Beato Angelico, che, solo cinquanta anni prima, aveva condotto una vita da frate pittore (per di più, l’Angelico era stato ordinato sacerdote, a differenza di Bartolomeo). A ciò si aggiungono altri elementi: la lista delle opere redatta nel 1516 dal priore Bartolomeo Cavalcanti, con l’artista ancora in vita, da cui non si evince alcuna interruzione; la clausola del contratto dell’Apparizione della Vergine, che, imponendo al pittore di non accettare altri incarichi, fa presupporre che ne potesse avere altri; l’esistenza di una serie di opere che, dal punto di vista dello stile, appaiono precedenti all’Apparizione e possono essere datate agli anni 1501-1504. Fra queste, spicca il celebre Ritratto di Girolamo Savonarola (Museo di San Marco), che solitamente viene riferito agli anni 1498-1500, prima dell’ingresso in convento. Secondo Serena Padovani, invece, è probabile una datazione di poco successiva (1501-1502), dopo l’anno di noviziato e in un clima politico più sereno, in cui la damnatio delle memorie savonaroliane, a tre anni dalla morte del frate e con il moderato Pier Soderini gonfaloniere, non costituiva più una priorità. Il ritratto, di indubbia verosimiglianza, si basa sicuramente su schizzi presi dal vero, ma alcuni elementi (ad esempio gli occhi, scuri e non azzurri, come erano in realtà) farebbero pensare già ad una qualche idealizzazione.

Apparizione della Vergine a San Bernardo, Galleria degli Uffizi, 1504-07

Ritratto di Savonarola, Museo di San Marco, 1498-1500; 1501-1502 per Serena Padovani.

Ritratto di Matteo Sassetti, Metropolitan Museum of New York, 1497-98. Per la Padovani, è stilisticamente anteriore al Ritratto di Savonarola.

Cristo benedicente, Collezione privata, databile al 1501-04 secondo Serena Padovani. Si tratta del pannello di un dittico (il pendant, una Maria dolente, è di ubicazione ignota).

Adorazione del Bambino o Sacra Famiglia, Museo Poldi Pezzoli, 1501-04 (Serena Padovani)

Riposo durante la fuga in Egitto, Museo diocesano di Pienza, 1501-04 (Serena Padovani)

La Pala Cambi e Raffaello

Sottovalutata e poco riprodotta, la Pala Cambi è l’unica opera di Fra Bartolomeo che si trovi ancora nel luogo d’origine, il secondo altare a destra nella basilica fiorentina di San Marco, di patronato della famiglia Cambi (fu dipinta per Pietro Cambi). È, ancora, la prima opera in cui, in lettere dorate, compare l’iscrizione “ORATE PRO PICTORE” (pregate per il pittore), che diventa una sorta di marchio di bottega. Anche se il restauro ha negato la presenza, un tempo sostenuta, della data 1509, l’opera viene comunemente riferita a quell’anno, o all’anno successivo. Serena Padovani non condivide questa datazione e avvicina l’opera, stilisticamente e cronologicamente, all’Apparizione della Vergine a San Bernardo (1504-7), individuando nella Pala Tedaldi (o Incarnazione di Cristo) di Piero di Cosimo (1504-05, agli Uffizi) il principale modello di riferimento. La nuova datazione proposta è attorno al 1507, ben distante, stilisticamente, dall’Estasi di Santa Caterina di Lucca (1509, Museo di Villa Guinigi). La datazione al 1507, sottolinea giustamente la Padovani, aiuterebbe a far chiarezza sul dibattuto rapporto tra Fra Bartolomeo e Raffaello: la Pala Cambi (più semplice e geometrica) precederebbe e ispirerebbe la Madonna del Baldacchino di Raffaello (1507-08, per Pietro Dei in Santo Spirito, oggi in Galleria Palatina). D’altra parte, poco dopo il rapporto è destinato ad invertirsi, quando la Madonna del Baldacchino diventa un modello per lo stesso Fra Bartolomeo (Sposalizio di Santa Caterina, 1511) e per altri artisti. Secondo la Padovani, per Fra Bartolomeo lo scambio con Raffaello è di fondamentale importanza, molto più del breve soggiorno a Venezia (giugno 1509), la cui influenza artistica tende ad essere sopravvalutata.

Pala Cambi, Basilica di San Marco, databile al 1507 c. secondo Serena Padovani

Raffaello, Madonna del baldacchino, Galleria Palatina, 1507-08

L’Eterno e le Sante Maddalena e Caterina da Siena (o Estasi di Santa Caterina), Museo di Villa Guinigi, 1509

Sposalizio mistico di Santa Caterina da Siena, Museo del Louvre, 1511

Le sacre conversazioni

Gli anni 1509-12 segnano l’apice della carriera artistica di Fra Bartolomeo, che lavora in collaborazione con Mariotto Albertinelli (ma la “compagnia” non implica che l’esecuzione delle opere sia a due mani, ma che in comune sia, piuttosto, l’organizzazione delle commissioni e la gestione dei proventi). Sono gli anni della “serie spettacolare” di sacre conversazioni. Esemplari le due pale realizzate, a distanza di un anno, per il secondo altare a sinistra nella basilica di San Marco, in cui, fa notare la Padovani, è evidente l’evoluzione da uno stile più pacato (Sposalizio di Santa Caterina, 1511) ad una crescente complessità e drammatizzazione (Pala Pitti, 1512, che sostituì lo Sposalizio, inviato in Francia). Secondo la studiosa, la Pala Pitti di Fra Bartolomeo è tra le fonti di ispirazione per la Pala Dei di Rosso Fiorentino (1522), che, in Santo Spirito, sostituì a sua volta l’incompiuta Madonna del Baldacchino di Raffaello. Un gioco di rapporti, quello tra Fra Bartolomeo, Raffaello e il Rosso, che può essere definito “un cerchio straordinario di connessioni e di sviluppi nella Firenze del secondo decennio del ‘500”.

Pala Pitti, Galleria Palatina, 1512. Il suo restauro fu l’occasione della mostra  Fra Bartolomeo e la Scuola di San Marco del 1996 (Galleria Palatina-Museo di San Marco).

Rosso Fiorentino, Pala Dei, Galleria Palatina, 1522

Il viaggio a Roma

Il viaggio a Roma con l’Albertinelli nel 1513-14 consente a Fra Bartolomeo di incontrare la nuova grandiosa arte romana di Raffaello e Michelangelo. In particolare, prosegue e si rafforza il legame tra Fra Bartolomeo e Raffaello, evidente dal confronto tra il San Marco del primo e l’Isaia del secondo.

San Marco evangelista, Galleria Palatina, 1515. Dipinto per una cappella del coro nella Basilica di San Marco a Firenze.

Raffaello, Il profeta Isaia, Roma, Basilica di Sant’Agostino, 1511-12

L’influenza dell’arte romana è ben percepibile anche nel Salvator Mundi (1516), premessa alle elaborazioni più moderne di Andrea del Sarto. Fra Bartolomeo, tuttavia, “è solo sfiorato” dallo stile più mosso e sofferto della Maniera moderna (vedi la Pala della Misericordia a Lucca) e il nuovo linguaggio, fondamentalmente, “non gli appartiene”.

Madonna della Misericordia, Lucca, Museo di Villa Guinigi, 1515

Le ultime opere

Negli ultimi anni, Fra Bartolomeo ritorna ad una “vena più autentica, larga e monumentale, semplificata e lenta”. Alle commissioni religiose, curiosamente, se ne affianca una laica e mitologica, un Trionfo di Venere per Alfonso I d’Este (fu realizzato solo il disegno, poi ripreso da Tiziano).

Assunzione della Vergine con san Giovanni Battista e santa Caterina d’Alessandria, Museo nazionale di Capodimonte, 1516

Trionfo di Venere, gesso nero su carta, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, c. 1517

Il Noli me tangere del Monastero delle Caldine, databile al 1517, è una delle ultime opere dell’artista. Nell’affresco, l’iscrizione in basso, evidenziata dalla Padovani, rappresenta una sorta di ispirato testamento spirituale. È la Maddalena a parlare (ma è anche Fra Bartolomeo, diciamo noi), con le parole della sposa del Cantico dei Cantici: “inveni quem diligit anima mea”, ovvero ho trovato l’amore del mio cuore.

Noli me tangere, Fiesole, Monastero delle Caldine, c. 1517.

 a cura di Alessandro Santini


Per saperne di più:

Convegno di studi Fra Bartolomeo 1517 (Firenze, Istituto Universitario Olandese e Museo di san Marco, 26-28 ottobre 2017).

Albert J. Elen, Chris Fischer, Fra Bartolomeo. The Divine Renaissance, Rotterdam 2016

Serena Padovani (a cura di), Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti e Museo di San Marco, 25 aprile – 28 luglio 1996), Marsilio, 1996

 

 

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