Camerae pictae: frammenti di decorazione d’interni fiorentini nel Museo di San Marco

copertina

L’attuale aspetto di Piazza della Repubblica è il risultato degli interventi urbanistici realizzati a seguito della proclamazione di Firenze capitale d’Italia (1865-1871), che causarono un vero e proprio processo di sventramento cittadino, nel quale furono demoliti anche edifici di pregio storico-artistico come chiese, confraternite, sedi delle Arti, botteghe artigiane e dimore di antiche famiglie fiorentine, collocati in origine nell’antica area di piazza del Mercato Vecchio.

Il cosiddetto “Risanamento” del vecchio centro di Firenze, considerato necessario a migliorarne le condizioni igienico-sanitarie, si rivelò in realtà una disastrosa operazione di smantellamento, legata agli interessi economici di una certa classe di imprenditori edili e alla volontà di legittimazione della nuova classe borghese, protagonista delle vicende politiche italiane immediatamente successive l’Unità d’Italia. Tutto ciò che rimase del nucleo medievale della città sorto sulle rovine del Foro romano, furono, per usare un’espressione di Adolfo Venturi (1911), delle “povere cataste di ossami” raccolte ed esposte nei locali della Foresteria e nei sotterranei del Museo di San Marco, preziose reliquie salvate da informi cumuli di macerie. In pochi anni, infatti, il fitto tessuto urbanistico, storico e artistico della città, arrivato intatto fino all’Ottocento, andò completamente distrutto e perduto. Alla base di tale nefasta manovra politica e finanziaria vi era l’aspirazione ad un profondo ammodernamento del nascente regno unitario e il desiderio di rinnovamento dell’assetto urbanistico della città che rispecchiasse il suo nuovo ruolo istituzionale, in linea con le grandi trasformazioni attuate nelle più grandi città europee, basate sulla demolizione pressoché totale dell’antico e la ricostruzione ex-novo.

 Tale processo di metamorfosi della città fu affidato all’architetto Giuseppe Poggi, uomo di vasta cultura, consapevole delle specificità storiche locali, costretto ben presto però ad interrompere i lavori quando nel 1870 la capitale venne spostata a Roma. Ma le idee moderniste di molti tra i personaggi più influenti della città, gli interessi di potenti gruppi di speculatori edilizi e l’emergente potere della stampa, riuscirono a condizionare l’opinione pubblica in modo che l’operazione di risanamento del vecchio centro fosse considerata necessaria ed urgente. Forti opposizioni giunsero da autorevoli uomini di cultura e dalla stampa internazionale, soprattutto anglo-americana, che scese in campo avvalendosi di numerose personalità allora presenti in città.

Piazza del Mercato Vecchio

Piazza del Mercato Vecchio

Demolizioni delle case degli Alfieri Strinati, poste sul lato ovest della Piazza del Mercato Vecchio

Demolizioni delle case degli Alfieri Strinati, poste sul lato ovest della Piazza del Mercato Vecchio

Fianco del Palazzo Catellini da Castiglione e in primo piano la Residenza dell'Arte dei Rigattieri e dei Linaioli

Fianco del Palazzo Catellini da Castiglione e in primo piano la Residenza dell’Arte dei Rigattieri e dei Linaioli

Il Soprintendente alle Belle Arti di Firenze e direttore del Regio Museo di San Marco, lo storico Guido Carocci, una delle figure più rappresentative dell’impegno nella salvaguardia delle opere d’arte fiorentine, si oppose duramente alle “barbare” operazioni di distruzione edilizia che si abbatterono sulle sorti dell’antico nucleo cittadino, pur non avendo i mezzi e gli appoggi  necessari per contrastare la sempre più incalzante opinione della classe politica e finanziaria della città.

 Dal complesso panorama culturale del momento, inoltre, emersero interessi trasversali: uomini di cultura ed esperienza come l’antiquario Stefano Bardini – tra i primi a comprendere il valore di ciò che si andava dilapidando – fecero i loro migliori affari vendendo materiale recuperato dai cumuli di macerie a quello stesso mondo anglosassone artefice della mobilitazione culturale che, in alcuni casi, aveva bloccato il “piccone igienico”, evitando ulteriori dispersioni del patrimonio artistico.

Era chiaro come fosse necessario attuare urgentemente un piano di tutela di quelle stesse testimonianze artistiche che avrebbero rischiato di essere danneggiate irrimediabilmente. Fu Guido Carocci a sollecitare il Comune di Firenze a far compiere studi e rilievi sulle opere considerate degne di essere salvate dalle demolizioni. Tutto questo prezioso materiale documentario e iconografico, costituito da faldoni stipati negli archivi fiorentini e creduto in parte disperso, è stato pubblicato nel 1989 nel volume Il centro di Firenze restituito. Affreschi e frammenti lapidei nel Museo di San Marco a cura di Maria Sframeli, studiosa e funzionario della Soprintendenza fiorentina. Grazie a questo fondamentale contributo scientifico, gli studi e le ricerche condotte dalla commissione storico-artistica diretta dal Carocci, sono riaffiorati dall’oblio, costituendo oggi un’indispensabile fonte di conoscenza e di studio per futuri approfondimenti sull’argomento.

Pittura ornamentale

Tra le numerose testimonianze catalogate presenti nel volume, spiccano i cospicui frammenti di decorazione parietale provenienti dalle distrutte dimore fiorentine e oggi in gran parte conservati nella Foresteria del Museo di San Marco. L’interesse sempre maggiore per questo mondo decorativo quasi del tutto disperso, ha gettato le basi per una nuova e più accurata analisi critica della pittura ornamentale, che così ha ottenuto finalmente un ruolo di spicco nel panorama della decorazione parietale medievale. Così, lo stimolo a conoscere in modo più analitico “quest’arte trascurata”, nasce paradossalmente dalla dispersione di questo prezioso patrimonio pittorico. Le nuove scoperte effettuate durante i lavori di smantellamento degli edifici medievali, infatti, fecero sì che l’argomento iniziasse a coinvolgere studiosi e appassionati e persino le stesse imprese costruttive. La ditta Simonelli, per esempio, fece eseguire in proprio, in uno dei suoi cantieri, una serie di ricerche e di riproduzioni delle pitture murali rinvenute nelle case appartenute alle antiche famiglie Sassetti e Vecchietti. A partire dal 1892 furono costituite delle commissioni ad hoc con il compito di documentare le testimonianze pittoriche emerse durante i lavori di demolizione; in questa fase di salvaguardia del patrimonio artistico a rischio di dispersione, fu determinante l’opera dell’architetto Corinto Corinti, assunto per documentare graficamente quanto di interessante stava riaffiorando dalle macerie. Il suo preziosissimo corpus di disegni ci informa dell’originaria collocazione dei frammenti di pittura parietale e degli schemi compositivi dei cicli affrescati; si ricordano alcuni dei più suggestivi cartoni che compongono questa pregevole raccolta, come l’elegante riproduzione del modulo decorativo ad archi e alberi ritrovata nel palazzo Catellini, o delle formelle raffiguranti le cavalleresche storie di Tristano e Isotta rinvenute in una delle case della famiglia Teri.

Corinto Corinti, Disegno di una veduta prospettica di un ambiente del secondo piano delle case dei Teri

Corinto Corinti, Disegno di una veduta prospettica di un ambiente del secondo piano delle case dei Teri

Corinto Corinti, Disegno di una veduta prospettica di un ambiente del primo piano della casa in Via San Miniato tra le Torri

Corinto Corinti, Disegno di una veduta prospettica di un ambiente del primo piano della casa in Via San Miniato tra le Torri

Parallelamente all’attività di demolizione, i materiali recuperati andavano ad arricchire la raccolta lasciata in deposito presso i locali di San Marco, con l’intento di istituire, nel tempo, un museo delle memorie fiorentine. I reperti di decorazione murale vennero incorniciati in telai di legno provvisti di reti metalliche, sulle quali era fissata una base di gesso che andava a sostituire il supporto originario dell’affresco. Sotto le scialbature e gli intonaci presenti negli antichi edifici cittadini si conservavano interi cicli di pittura parietale, rarissimi palinsesti di decorazione pittorica di ambito profano, ovvero di quel gusto ornamentale che doveva scaturire dall’arredo domestico e dagli interni delle dimore fiorentine. La città doveva presentare interni ricchi e ornati già alla fine del XIII secolo se Dante, nella Vita Nova, ricorda una magione tutta dipinta quale degno sfondo al suo stordimento di fronte a Beatrice. Le variegate tipologie decorative utilizzate nei cicli affrescati ebbero larga fortuna ed una vasta diffusione, contribuendo a tramandare l’immagine di una Firenze cortese e ricca di colore. Esempi di pittura parietale trovano riscontro nelle coeve tavole dipinte; in queste sono presenti variegati moduli ornamentali che spesso riproducono finti tendaggi di vaio, pregiate stoffe appese alle pareti, o spalliere utilizzate come quinte illusionistiche, aperte su poetiche vedute di siepi ed alberi.

La decorazione circoscriveva l’ambiente della sala e suggeriva all’osservatore uno “sfondamento” della parete stessa, un’estensione dell’orizzonte, uno spazio immaginario oltre lo spazio reale della stanza. Il ricordo dell’uso delle pareti dipinte che caratterizzava la decorazione della casa già in epoca classica, è giunto sino all’era moderna senza impedimento; è inoltre probabile che tale pratica si sia diffusa in concomitanza con la tradizione di decorare gli ambienti con sontuosi tessuti serici. Grazie ad un contesto sociale, economico, politico e artistico estremamente dinamico, sviluppatosi soprattutto agli inizi del Trecento, le case dei ricchi mercanti fiorentini si arricchiscono di apparati decorativi sempre più lussuosi: stoffe di manifattura islamica e tappeti orientali usati come capoletti e spalliere riflettevano, nella natura e nelle forme di decoro, le ambizioni e i desideri della società del tempo.

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa dei Pilli, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze.

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa dei Pilli,
Foresteria, Museo di San Marco

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa degli Strozzi o dei Lamberti, Sala delle Conferenze, Palazzo Davanzati

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa degli Strozzi o dei Lamberti, Sala delle Conferenze, Palazzo Davanzati

Frammento di decorazione parietale proveniente dalla casa dei Teri, Foresteria, Museo di San Marco

Frammento di decorazione parietale proveniente dalla casa dei Teri, Foresteria, Museo di San Marco

Le pitture ornamentali furono scoperte in quasi tutte le costruzioni appartenenti a famiglie gentilizie fiorentine, ma in particolar modo nelle case dei Teri, dei Pescioni, dei Sassetti, dei Pilli, dei Davanzati e dei Vecchietti. All’interno di esse le camere presentavano grandi cicli affrescati rappresentanti un’ampia gamma di motivi decorativi: partiti geometrici ed eleganti intrecci di linee, figure araldiche e armi gentilizie, elementi architettonici e finti arazzi sorretti da aste. Decorare la casa con tessuti e tappeti era molto più costoso e meno pratico rispetto all’impiego della decorazione pittorica, sicuramente più duratura e con gli stessi effetti di ricchezza ed eleganza.

I primi esempi di questo tipo di decorazione giunti sino a noi sono databili alla fine del Duecento. Il frammento più antico è conservato presso la Foresteria del Museo di San Marco e proviene dal Palazzo Arcivescovile, altro pregevole complesso architettonico sacrificato insieme all’adiacente Torre dei Visdomini nel corso del “risanamento”. Questo elegante brano pittorico è caratterizzato da un finto stoffato decorato da formelle polilobate, intrecciate con alto bordo ornato a caratteri pseudo-cufici, su cui posa un esile volatile bianco e nero, presumibilmente una gazza. L’utilizzo dei caratteri arabi nel fregio che completa la finta tappezzeria, deriva dagli intensi scambi commerciali di merci di lusso provenienti dai grandi centri di produzione della Siria, dell’Egitto e della Spagna islamica.

Demolizioni del Vescovado Vecchio, Piazza del Duomo, Firenze

Demolizioni del Vescovado Vecchio, Piazza del Duomo, Firenze

Frammento di decorazione parietale proveniente dal Palazzo Arcivescovile, Foresteria, Museo di San Marco

Frammento di decorazione parietale proveniente dal Palazzo Arcivescovile, Foresteria, Museo di San Marco

Parati a nodi rossi e verdi, invece, costituiscono la trama decorativa di una finta tappezzeria rinvenuta in uno degli edifici appartenenti alla famiglia Pescioni; questo tipo di decorazione trova riscontro in numerose opere pittoriche dell’epoca, come nel (finto?) tendaggio dipinto da Giotto nella Predica di San Francesco di fronte ad Onorio III, della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, dove il pittore fiorentino utilizza ripetutamente questi tessuti o finti drappi forse per conferire attualità alle vicende della Leggenda francescana.

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa dei Pescioni, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa dei Pescioni, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze

Giotto, Predica di San Francesco di fronte a Papa Onorio III, Basilica Superiore di San Francesco, Assisi

Giotto, Predica di San Francesco di fronte a Papa Onorio III, Basilica Superiore di San Francesco, Assisi

Ma fra le diverse tipologie di ornamentazione pittorica utilizzate, il motivo decorativo che riscosse a Firenze maggior successo fu la decorazione ad alberi e a paramenti dipinti, di cui esistono ancora numerosi saggi di affresco conservati a San Marco e a Palazzo Davanzati. L’ornato consiste in una serie di ricchissimi stoffati, ornati spesso a pance di vaio, “appesi” intorno alla camera simulando una tappezzeria, oltre la quale si aprono giardini o loggiati gotici popolati da alberi dalle folte chiome cariche di frutta, intorno a cui volteggiano uccelli variopinti. In questa occasione è importante rammentare che al tempo del “risanamento” del vecchio centro, Palazzo  Davanzati non era stato ancora oggetto di restauro e di ristrutturazione e quindi non erano ancora visibili le sue celebri pitture parietali rinvenute in seguito, durante i lavori promossi dal nuovo proprietario, il noto antiquario Elia Volpi. Un recupero prezioso se si considera che fu effettuato solo a pochi anni di distanza dalla distruzione di molte ed importanti altre testimonianze di edilizia civile. Le rilevanti analogie riscontrate tra le decorazioni parietali ritrovate sotto gli strati d’imbiancatura di Palazzo Davanzati e i frammenti recuperati dal Carocci durante i lavori di abbattimento delle case trecentesche, testimoniano che questi repertori ornamentali dovevano costituire una vera e propria moda del momento, proiettata verso l’elaborazione di saperi, tecniche e schemi ormai standardizzati.

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa dei Lamberti, Palazzo Davanzati, Firenze

Frammento di decorazione parietale proveniente da una casa dei Lamberti, Palazzo Davanzati, Firenze

Particolare delle decorazioni parietali restaurate, sala al pianterreno della Villa Lemmi-Tornabuoni, Careggi, Firenze

Particolare delle decorazioni parietali restaurate, sala al pianterreno della Villa Lemmi-Tornabuoni, Careggi, Firenze

Purtroppo, malgrado le ricerche effettuate, rimangono tuttora ignoti gli autori di questi importanti cicli pittorici. Spesso però dietro i cosiddetti “dipintori di camere”, si potrebbe ipotizzare il contributo di maestri prestigiosi che con la propria bottega  svolgevano anche incarichi più strettamente ornamentali, trasferendo su scala monumentale i complessi ornati delle preziose stoffe, rispondendo così ai desideri e alle aspirazioni di nobili e ricchi committenti fiorentini.

Frammento di decorazione parietale, proveniente da una casa dei Sassetti, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze

Frammento di decorazione parietale, proveniente da una casa dei Sassetti, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze

La tecnica riscontrata nei frammenti di decorazione parietale recuperati e conservati nella Foresteria di San Marco, pur essendo stata spesso definita pittura a fresco, in realtà risulta essere pittura a calce, eseguita su intonaco asciutto. La stessa pratica pittorica è stata osservata anche in alcuni frammenti parietali casualmente emersi dopo il crollo del pavimento del corridoio sud del dormitorio del Convento di San Marco, facenti parte verosimilmente dell’apparato decorativo del tardo duecentesco complesso monastico dei Silvestrini.

Corridoio Giovanato, decorazione pittorica rinvenuta sotto la pavimentazione, Museo di San Marco, Firenze

Corridoio Giovanato, decorazione pittorica rinvenuta sotto la pavimentazione, Museo di San Marco, Firenze

Corridoio del Giovanato, decorazione pittorica rinvenuta sotto la pavimentazione, Museo di San Marco, Firenze

Corridoio del Giovanato, decorazione pittorica rinvenuta sotto la pavimentazione, Museo di San Marco, Firenze

Gli elementi pittorici rinvenuti sono caratterizzati da un variegato campionario di moduli decorativi: sequenze di larghe foglie verdi intervallate da stelle rosse, volatili bianchi e neri, fiori e fasce decorative con elementi ad intreccio. Tali testimonianze pittoriche, sebbene non trovino stretti rapporti analogici con i frammenti conservati presso i locali della Foresteria, rappresentano un’ulteriore importante testimonianza della diffusione e della varietà di motivi ornamentali che dalla fine del Duecento costituiscono il poliedrico patrimonio decorativo medievale.

Infine, un altro interessante esempio arricchisce il panorama della pittura ornamentale fiorentina: in uno dei palazzi trecenteschi meglio conservati di Firenze, appartenuto alla famiglia Cerchi, situato nel vicolo omonimo subito dietro Piazza della Signoria, furono rinvenuti, sul finire del secolo scorso, dipinti murali che, per qualità esecutiva e formale, evidenziano il ruolo di importanti botteghe specializzate nell’esecuzione di apparati decorativi aventi funzione essenzialmente ornamentale. Negli interni del palazzo, permangono ampi resti di rare decorazioni parietali a fresco databili ai primi anni del XIV secolo, attribuite alla cerchia del Maestro della Santa Cecilia. Qui, i motivi pittorici caratterizzati da aristocratiche finte stoffe vaiate e fitte maglie geometriche, rimandano, per stile, a soluzione compositive già documentate in alcuni frammenti recuperati dall’antico centro di Firenze.

Cerchia del Maestro della Santa Cecilia, particolare della decorazione parietale a finto tendaggio, Palazzo Cerchi, Firenze

Cerchia del Maestro della Santa Cecilia, particolare della decorazione parietale a finto tendaggio, Palazzo Cerchi, Firenze

Frammento di decorazione parietale proveniente dal Palazzo Arcivescovile, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze

Frammento di decorazione parietale proveniente dal Palazzo Arcivescovile, Foresteria, Museo di San Marco, Firenze

In conclusione, la nostra conoscenza sulla decorazione parietale degli interni fiorentini dipende largamente dalle contraddittorie scelte operate alla fine dell’Ottocento, le stesse che garantirono la sopravvivenza di Palazzo Davanzati e decretarono la demolizione di numerosi e prestigiosi edifici fiorentini, sacrificati per esigenze politiche e di immagine della provvisoria capitale del Regno d’Italia. Adesso agli studiosi spetta il compito di ricucire la frammentarietà del passato, contribuendo nuovamente a restituire a questo mondo decorativo troppo a lungo trascurato  la sua reale importanza e dimensione.

Maria Beatrice Sanfilippo

 

Per saperne di più:

A. Schiaparelli, La casa fiorentina e i suoi arredi nei secoli XIV e XV, Firenze, 1908; ed. a cura di M. Sframeli e L. Pagnotta, Firenze, 1983.

M. Sframeli, Il vecchio centro di Firenze restituito. Affreschi e frammenti lapidei nel Museo di San Marco, Firenze, 1989.

M. Scudieri, M. Sframeli, Il vecchio centro di Firenze e le sue reliquie, Firenze, 1990.

M.B. Sanfilippo, Rapporto tra arte sacra e profana nella decorazione parietale del XIV secolo a Firenze, Tesi di laurea in Conservazione dei Beni Culturali, Facoltà di Lettere  e Filosofia di Siena, AA. 2005-2006.

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