Rassegna stampa. Madrid, al Prado sono stati presentati i due nuovi dipinti di Beato Angelico. Prime immagini e suggestioni.

Secondo quanto riporta la stampa iberica, il Patronato del Museo del Prado ha definitivamente approvato l’operazione, illustrata nel nostro articolo precedente, che consentirà fra pochi giorni di arricchire la collezione di arte italiana del Quattrocento con due dipinti di Beato Angelico, finora di proprietà della Casa d’Alba: la Madonna della melagrana e un pannello di predella raffigurante Il funerale di Sant’Antonio Abate. In conferenza stampa sono stati chiariti i dettagli dell’acquisto e, per la prima volta, sono state mostrate le due opere. Grande curiosità, in particolare, per il pannello di predella, di fatto sconosciuto al grande pubblico.

Per la cessione della Madonna della Melagrana, alla Casa d’Alba andranno 18 milioni di euro, una cifra finanziata dallo Stato (10 milioni), dalla Fondazione Amici del Museo del Prado (4 milioni) e dallo stesso museo con fondi propri (4 milioni). Il pagamento avverrà in quattro anni. Il Prado considera questa operazione la più importante degli ultimi quindici anni, dopo l’acquisto della Contessa di Chinchón di Goya che, nell’anno 2000, costò allo Stato spagnolo 24 milioni di euro. L’accordo prevede che, contestualmente alla compravendita, la Casa d’Alba doni al museo una tavola dipinta, probabilmente un pannello di predella, che raffigura Il funerale di Sant’Antonio Abate.

Funerale di Sant'Antonio Abate

Come la Madonna della Melagrana, il piccolo dipinto fu acquistato dal Duca d’Alba Carlo Miguel Fitz-James Stuart nel suo soggiorno fiorentino del 1817. Il duca, solo in quell’anno, acquistò ben 117 opere, soprattutto fiamminghe e italiane. Si pensa che molte di esse, fra cui i due dipinti attribuiti all’Angelico, gli siano state segnalate dall’amico Ingres, il grande pittore francese che in quegli anni viveva a Roma.

Funerale di Sant'Antonio Abate - dettaglio

Il pannello di predella, un tempo riferito genericamente all’ambito angelichiano, dopo il recente restauro è oggi ricondotto alla mano dello stesso Angelico, secondo una nuova proposta attributiva avanzata da studiosi spagnoli e stranieri, fra cui gli specialisti del Philadelphia Museum of Art. Viene datato alla fine degli anni Venti del ‘400, fra il 1426 e il 1430.

Si tratta della Morte, o meglio, del Funerale di sant’Antonio Abate, il santo egiziano di III-IV secolo, eremita nel deserto, ritenuto il fondatore del monachesimo cristiano. Gli studiosi sottolineano le similitudini con il Funerale di San Francesco di Beato Angelico (Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie), pannello di predella del cosiddetto Trittico francescano o della Certosa (Firenze, Museo di San Marco).

Funerale di San Francesco, Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie

Funerale di San Francesco, Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie

Funerale di Sant'Antonio Abate

Funerale di Sant’Antonio Abate, Madrid, Museo del Prado

Riguardo allo stato di conservazione, il restauro ha evidenziato una migliore qualità nella parte a sinistra di chi guarda, mentre la parte destra ha subito un urto, probabilmente a causa degli spostamenti durante la Guerra Civile spagnola (1936-39), che ha danneggiato le teste dei monaci attorno al capezzale del santo. Durante la guerra, infatti, per proteggerle dai bombardamenti e dalle devastazioni, le opere della collezione d’Alba, inclusi i due dipinti di Beato angelico, furono trasferite a Ginevra e poi riportate a Madrid.

L’ Angelico, al di là del probabile interesse per le scene di vita eremitica delle Tebaidi (vedi il nostro articolo), ha raffigurato Sant’Antonio Abate in poche opere. Ricordiamo, innanzitutto, la Pala di San Domenico di Fiesole, la Deposizione di Santa Trinita e la Pala di San Marco.

Pala di San Domenico di Fiesole, predella (dettaglio), Londra, National Gallery

Pala di San Domenico di Fiesole, predella (dettaglio), Londra, National Gallery

Deposizione di Santa Trinita (dettaglio), Firenze, Museo di San Marco

Deposizione di Santa Trinita (dettaglio), Firenze, Museo di San Marco

Pala di San Marco (dettaglio), Chicago, Art Institute

Pala di San Marco (dettaglio), Chicago, Art Institute

Ma le misure del dipinto di Madrid risultano molto simili a quelle di un’altra piccola tavola, raffigurante Sant’Antonio Abate tentato dall’oro (o che rifugge dall’oro), esposta al Museum of Fine Arts di Houston, attribuita dai più a Beato Angelico.

Sant'Antonio Abate tentato dall'oro, Houston, Museum of Fine Arts

Sant’Antonio Abate tentato dall’oro, Houston, Museum of Fine Arts

È suggestivo supporre che i due pannelli, quello spagnolo e quello americano, siano in qualche modo connessi e che facessero parte, ad esempio, di una stessa predella con episodi della vita del santo. Si potrebbe pensare ad una pala d’altare perduta, tutta da ricostruire, forse un polittico con la Vergine e Santi o, meno probabilmente ma con un pizzico di fascino in più, una tavola interamente dedicata a Sant’Antonio Abate. E non sarebbe assurdo ipotizzare, come proposto da alcuni studiosi per il pannello di Houston (Boskovitz, Wilson, Bonsanti, ma non Kanter), che anche il dipinto di Madrid possa essere collegato all’intenso Sant’Antonio Abate della collezione privata “T. Robert and Katherine States Burke”, in California, anch’esso riferibile a Beato Angelico.

Collezione privata “T. Robert and Katherine States Burke”, Stati Uniti

Collezione privata “T. Robert and Katherine States Burke”, Stati Uniti

Sono tutte ipotesi e suggestioni che, ci auguriamo, potranno essere presto valutate e approfondite. Secondo quanto appreso in esclusiva dal nostro blog, nel 2018 si dovrebbe svolgere al Prado una grande mostra dedicata, non a caso, proprio a Beato Angelico.

Alessandro Santini

Museo del Prado

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