Natale 1956. Gli auguri del sindaco La Pira dal chiostro di San Marco: un messaggio di pace e civiltà

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Per il programma Buon Natale ovunque tu sia!, nel 1956 la Rai manda in onda Speciale Natale, una serie di messaggi di auguri da parte di personaggi famosi nel mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Si tratta di Carlo Carrà, Diego Calcagno, Franco Interlenghi e Antonella Lualdi, Vasco Pratolini, Giuseppe Ungaretti. L’ultimo messaggio è di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, che parla dal primo chiostro del Museo di San Marco. È un filmato di estremo interesse, sia per le immagini d’epoca del chiostro di Sant’Antonino, sia, soprattutto, per l’augurio di pace e civiltà che da Firenze e da San Marco, dal “chiostro del Savonarola e del Beato Angelico”, viene rivolto a “tutti i popoli del mondo intero”.

Il contesto: il mondo, l’Italia, Firenze

Gli ultimi mesi del 1956 sono segnati da due eventi drammatici per la storia mondiale, ricordati entrambi da La Pira all’inizio del suo messaggio. In piena “guerra fredda”, a soli tre anni dalla fine della Guerra di Corea e dalla morte di Stalin, scoppia la “crisi di Suez”, dopo la nazionalizzazione del Canale da parte dell’Egitto di Nasser, cui seguì l’intervento armato di Francia e Gran Bretagna e poi di Israele, che arrivò ad occupare il Sinai (è la seconda guerra arabo-israeliana, nelle “terre turbate di Palestina e di Egitto”, per dirla come La Pira). Il secondo evento, fra ottobre e novembre, è la tragica rivolta ungherese antisovietica, repressa nel sangue dall’intervento dell’Armata Rossa e destinata a scuotere le coscienze dei sostenitori dell’URSS (“penso a voi in modo speciale, amici e fratelli ungheresi, che portate nel cuore la grande pena della patria oppressa e tradita”, così La Pira nel suo messaggio).

In questo difficile scenario internazionale, l’Italia vive gli ultimi anni del “centrismo” (De Gasperi è morto da due anni), mentre un faticoso avvicinamento fra DC e PSI prelude ai futuri accordi di “centrosinistra”.

A Firenze, proprio nei giorni in cui la più bella Fiorentina di sempre vince il campionato, le elezioni amministrative del maggio 1956 vedono confrontarsi aspramente il partito comunista, all’opposizione, e la giunta uscente, centrista, guidata da Giorgio La Pira, sindaco democristiano.

La Fiorentina con il sindaco La Pira a Palazzo Vecchio dopo la conquista dello scudetto

La Fiorentina con La Pira a Palazzo Vecchio  dopo la vittoria del campionato 1955/56

 La Pira è stato eletto nel 1951, battendo il PCI di Mario Fabiani, storico esponente della Resistenza e primo sindaco di Firenze del dopoguerra. Nei cinque anni di mandato, la giunta La Pira attua una coraggiosa politica di investimenti per la costruzione di scuole e alloggi popolari (nasce così il quartiere dell’“Isolotto”), di sostegno e tutela del lavoro (è il caso delle Officine Pignone) e di promozione dei valori di pace e civiltà (si pensi ai convegni internazionali, come quello dei sindaci delle capitali mondiali). Si tratta di una politica avanzata, di ispirazione cristiano-sociale, che “disturba” sia i partiti di sinistra (che soffrono la concorrenza sui temi del lavoro e dell’equità sociale) sia i settori di maggioranza più legati al liberalismo (fra cui una parte della DC).

La Pira, alla presenza del cardinale Dalla Costa, consegna le chiavi delle case dell'Isolotto

La Pira, alla presenza del cardinale Dalla Costa, consegna le chiavi delle case dell’Isolotto

I risultati delle elezioni comunali del 1956 rappresentano, per La Pira, uno straordinario e inaspettato successo, con il partito oltre i 100.000 voti e con ben 34000 preferenze personali, che dimostrano l’apprezzamento per le sue politiche, ma, soprattutto, un affetto del tutto speciale da parte dei fiorentini.

È in questo contesto nazionale e internazionale, che il sindaco La Pira rivolge il suo messaggio di auguri a “tutti i popoli del mondo intero”. E lo fa dal primo chiostro del convento di San Marco.

Le immagini

Giorgio La Pira è inquadrato in primo piano. Dietro di lui, si scorge sullo sfondo la parte inferiore del San Domenico che abbraccia il Crocifisso, affresco di Beato Angelico. Siamo nel chiostro di Sant’Antonino, sul lato ovest, poco oltre l’ingresso del museo.

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Nella sequenza successiva, La Pira è inquadrato accanto all’ultima colonna del lato ovest del chiostro. L’affresco di Beato Angelico sullo sfondo è più leggibile.

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La macchina da presa si muove lentamente verso destra, lasciando La Pira fuori campo e inquadrando il lato nord del chiostro. Si vedono le lapidi sepolcrali, molte delle quali verranno tolte negli anni ’70 del ‘900 e collocate nel Lapidarium sotterraneo del museo.

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Poi, sono inquadrate le sedie “alla savonarola” senza schienale (ancora in uso) e, di fronte all’ingresso della sala del Capitolo, la campana detta “la Piagnona”, legata alle vicende savonaroliane (oggi posta all’interno del Capitolo). Si vede bene che le colonne poggiano su plinti isolati (che, negli anni ’70 del ‘900, verranno uniti da un muretto).

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Da sinistra, appare un frate domenicano in abito bianco e cappa nera, che cammina lentamente leggendo un libro.

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Nella sequenza successiva, la macchina da presa è posta sul lato est del chiostro e inquadra, sul lato nord, lo stesso frate di prima che incede lentamente. Si intravede il giardino, abbellito con siepi e cespugli di bosso.

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In una nuova sequenza, la macchina da presa è sul lato nord. Prima inquadra da vicino il solito frate che passa accanto alla “Piagnona”, poi si muove lentamente verso destra inquadrando il lato est del chiostro. Si vede bene la siepe di bosso.

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Nella sequenza successiva, la macchina da presa, di nuovo sul lato est e rivolta verso l’alto, inquadra progressivamente, muovendosi verso destra, il fianco della chiesa e il frondoso cedro del Libano di fine Ottocento (che verrà abbattuto dopo la tromba d’aria del 19 settembre 2014). Il filmato termina con l’inquadratura del campanile (La Pira ha concluso il suo messaggio. Si sente, forte, il suono dell’organo).

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Auguri di Natale

Permettete che questo augurio natalizio io ve lo invii dal chiostro di San Marco, ove mi trovo, il chiostro del Savonarola e del Beato Angelico, anche a nome di Firenze, la città della pace e della civiltà cristiana.

Buon Natale, amici e fratelli che mi ascoltate.

E, in questa notte di Natale, quando sarete più vicini alla culla del Redentore ed alla Madre del Redentore, elevate fraternamente una preghiera non solo per i vostri cari e per la vostra città e per la vostra patria, ma anche per tutte le città e per tutti i popoli del mondo intero e, se ve ne ricordate, anche per Firenze e per me. (Giorgio La Pira, 1956)

a cura di Alessandro Santini

Natale 1956, Biglietto di auguri del sindaco la Pira con l'effigie della repubblica "savonaroliana" del 1527-30

Natale 1956, Biglietto di auguri del sindaco la Pira con l’effigie cristologica della repubblica “savonaroliana” del 1527-30

 

Per saperne di più:

Sito della Fondazione La Pira

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