L’Annunciazione di San Marco a Parigi. Caroline Duchatelet tra Italia e Francia.

Beato Angelico in San Marco a Firenze

A Parigi dal 17 al 27 ottobre è stato possibile vedere nella cappella du Calvaire nella chiesa di Saint Roch il video 25 mars, basato su una particolare e affascinante interpretazione della grande Annunciazione angelichiana di San Marco, ideato e realizzato dalla videoartista Caroline Duchatelet, con Yannick Haene, e Nelville Rowle.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere Caroline Duchatelet mesi fa, quando il film girato all’alba del 17, 25 marzo e 8 aprile del 2013 davanti all’affresco del Beato Angelico, è stato proiettato nella biblioteca di Michelozzo, quindi a pochi metri dall’opera ispiratrice.

Caroline si è subito mostrata estremamente disponibile ed affabile ed ha continuato sempre ad esserlo durante i suoi giorni di permanenza al museo di San Marco, nonostante l’evidente fatica per l’allestimento e le numerose proiezioni effettuate in quei giorni.
Dal suo sguardo chiaro e dal sorriso aperto che le illumina costantemente il volto, traspare chiaramente l’entusiasmo e la dedizione con cui ormai da più di un anno propone il 25 mars , prima a Firenze all’Institut Français e al Museo di San Marco, e ora a Parigi.
L’ideazione e il compimento di quest’opera sono nate dalla collaborazione della Duchatelet con altri due esponenti della cultura francese particolarmente vicini al nostro Paese.  Lo storico dell’arte Neville Rowley, esperto di pittura toscana del quattrocento (in particolare di quella “pittura di luce” di longhiana memoria),  nonché autore di un fortunato saggio su Beato Angelico intitolato proprio Fra Angelico peintre de lumière e lo scrittore Yanick Haenel, vissuto a lungo a Firenze e il cui ultimo romanzo Je cherche l’Italie, testimonia il suo profondo e disincantato legame con l’Italia.

Caroline Duchatelet

Caroline Duchatelet

Neville Rowley

Yanick Haenel

Parlando di 25 mars, Caroline Duchatelet era radiosa. E radiosa è il termine che più le si addice in quest’occasione.
Attorno al concetto ed all’immagine del raggio, elemento iconografico dipinto o fascio di luce solare, verte infatti tutto il lavoro presentato dalla Duchatelet.
Dall’idea di Raggio prende inizio la riflessione che oseremmo dire filosofica dell’opera e che viene proposta allo spettatore attraverso la lettura degli scritti di Haenel che accompagna le immagini del film.

annunciazione scaleIl video, il testo e l’ipotesi storico artistica che è  il presupposto teorico di 25 mars,  scaturiscono dalla constatazione di Rowley che, nell’affresco, il raggio divino che nelle altre Annunciazioni dell’Angelico è quasi sempre presente e rappresentato proveniente da sinistra scendendo dal cielo diagonalmente su Maria, qui non è stato dipinto dall’artista.

Beato Angelico, Annunciazione di San Domenico, Museo del Prado

Beato Angelico, Annunciazione di San Domenico, Museo del Prado

Abbiamo sempre pensato perché qui la scena è rappresentata nel momento in cui l’evento del concepimento divino si è già compiuto. Il messaggio è stato dato, la scelta di Maria è stata espressa. La sua accettazione piena e solenne, pur nello stupore e nella paura per il compito immenso che le viene affidato e che l’espressione del suo viso e la posizione del corpo lascerebbero intendere nella grandiosa novità di quest’affresco, ci era sempre sembrata parte fondante del dipinto.

madonna 1

In Italia Caroline viene nel 2011 per approfondire il suo studio su luce e paesaggio. La sua ricerca di una pittura “viva”, legata al territorio nella sua accezione più concreta possibile.

“…andare in pittura , come andare in montagna”.
Da tempo lavora inoltre sul tema dell’alba. L’incanto di un paesaggio che si disvela e trasforma contemporaneamente nel suo apparire alle prime luci del giorno, il senso percettibile del limite che si concretizza nell’istante in cui la luce appare dal buio, sono oggetto del suo studio recente. “Qualcosa brucia al cuore del visibile che strappa il confine tra luce e oscurità”, scrive Haenel in Caroline Duchatelet,  nel 2014.

caroline-duchatelet

A villa Medici a Roma, dove risiede dal 2009 al 2010,  era nata l’amicizia con Haemmel e Rowley.
E durante una sua seconda visita al Museo di San Marco, questa volta proprio in compagnia dell’amico storico dell’arte, era nato con lui il desiderio di assistere ad un’alba davanti all’Annunciazione dell’Angelico.
Durante la nostra breve conversazione tenuta al museo, Caroline mi spiegava che l’affresco, essendo dipinto con pigmenti minerali, materia quindi proveniente direttamente dalla terra e destinata ad impregnare gli intonaci dei muri, è il tipo di pittura che lei percepisce più vicino al territorio, quindi al paesaggio, suo abituale oggetto di analisi visiva.
E così, avute le necessarie autorizzazioni, i tre amici appassionati di arte italiana assistono al sorgere del Sole il 17 marzo, il 25 marzo, festa dell’Annunciazione perché data stabilita del concepimento di Cristo, e l’8 aprile.

Immagine 203

Solo l’ultima notte offrirà un cielo sereno e un’alba luminosa.
Intanto Caroline filma, scegliendo “strumentazioni rudimentali” per non perdere l’approccio fisico con la visione e l’effetto poroso, sgranato e “polveroso” dell’affresco.
E non mancheranno contrattempi tecnici.
Seguirà il lavoro minuzioso e sfiancante del montaggio che si rivelerà eccezionalmente lungo e faticoso. Le riprese con due telecamere fisse sono suddivise in due sessioni: una di quasi sei, l’altra di due ore.
Emozionanti i racconti delle camminate mattutine di Caroline nel fango profumato della campagna attorno al suo studio in Oltrarno di quei giorni .
Si capisce davvero la sua attenzione alla materia e contemporaneamente alla luce ed al respiro come ritmo naturale che cadenza le sfumature cromatiche del paesaggio toscano.
Haenel intanto creava il testo che avrebbe accompagnato le immagini, con pensieri, aforismi e brani quasi lirici.
Da quest’esperienza articolata si è sviluppato il 25 mars e l’idea che costituisce la teoria attorno a cui ruota il video che non si limita però ad essere meramente un’opera a tesi.
La luce naturale arriva nel mattino primaverile all’interno del corridoio del convento di San Marco soprattutto dalla grande finestra a sinistra dell’affresco. Lo illumina quindi facendo emergere l’immagine dal buio, procedendo piano, diagonalmente da sinistra verso destra, dalla natura incontaminata del paradiso terrestre in alto dietro l’angelo, arrivando poi lentamente alle mani di Maria e ad al suo grembo.

fra angelico 25 marzo

Da qui l’ipotesi suggestiva che il pittore avesse scelto di non dipingere il raggio divino, sapendo che i primi raggi del Sole nascente, entrando dalla finestra a sinistra dell’affresco, avrebbero illuminato essi stessi l’Annunciazione con la medesima angolazione con cui sarebbe stato dipinto il raggio fecondatore.
L’Annunciazione del Beato Angelico come preludio anche di arte concettuale.
Certa e documentatissima è l’importanza nella teologia domenicana della luce e del Sole in particolare, che di San Tommaso è anche tipico attributo iconografico.

Beato Angelico, San Tommaso d'Aquino, dettaglio Trittico di San Pietro Martire, Museo di San Marco

Beato Angelico, San Tommaso d’Aquino, dettaglio dal Trittico di San Pietro Martire, Museo di San Marco

Nei testi di Haenel che accompagnano poeticamente lo scorrere lento delle immagini del video, è indagata in maniera ricca e approfondita ogni possibile interpretazione del gioco di luci ed ombre che si viene a creare all’alba tra le due figure dell’arcangelo Gabriele e di Maria durante il lento passaggio dalla notte al giorno, o meglio dal buio alla luce, “rappresentazione vivente della presenza divina”.
Non ci interessa qui soffermarci sulle eventuali incongruità storico filologiche di questa ipotesi.
Si sa con certezza che per molti anni, dopo che l’affresco fu dipinto, l’accesso al piano del dormitorio avveniva dal fondo del corridoio nord e che tutto l’assetto della parete di fronte all’Annunciazione che oggi anche dà luce naturale al dipinto, era completamente diverso così come anche non si sa quale fosse la misura della finestra al lato, visti i lavori di ristrutturazione svolti nel convento già a partire dalla seconda metà del XV secolo.
Altresì, la scena dell’Annunciazione ha sempre un’ambientazione diurna. Nei vangeli apocrifi che oltre al Vangelo di Luca riportano la narrazione dell’arrivo dell’arcangelo da Maria, la scena viene descritta con la Vergine intenta ad attingere acqua o a filare, mentre nella tradizione occidentale essa è rappresentata intenta per lo più a leggere o in preghiera.
Stilisticamente la luce del Beato Angelico è sempre una luminosità diffusa e pregnante, mai radente e plastica come sarà due secoli dopo quella del Caravaggio.

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, Chiesa di San Luigi dei francesi, Roma

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, Chiesa di San Luigi dei francesi, Roma

Ma  25 mars non è però difatti un saggio e Chatelet, Haenel e Rowley hanno dato vita ad un’esperienza artistica autonoma, di grande impatto emotivo e di essenziale bellezza.
25 mars rappresenta allora un’esperienza che oltrepassa i limiti della semplice visione di un film. Lo spettatore entra in una sorta di percorso iniziatico dalla forte valenza teatrale.
Come nell’uso ormai consolidato per tante compagnie di teatro contemporaneo, gli spettatori vengono accolti dall’artista fuori dallo spazio della scena e accompagnati in piccolissimi gruppi alla sola luce di una torcia nello spazio dove avrà luogo la proiezione.
E’ già performance.

Trovarsi all’interno della meravigliosa biblioteca di Michelozzo certamente amplifica le mille suggestioni del momento.
Una volta entrati i soli 15 spettatori ammessi per ogni proiezione, il buio e il silenzio sono assoluti.

“…l’attesa è essa stessa uno spessore, essa impregna il tempo. E’ contemporaneamente sostanza e forma del tempo”.

Nell’oscurità, a cui ormai non si è più abituati nella vita quotidiana cittadina, inizia in chi è presente un profondo lavoro di adeguamento al diverso stimolo percettivo.
Nel completo silenzio, tanto assoluto quanto desueto, in cui è immerso il piccolo gruppo di persone, si risveglia per prima cosa un’attenzione diversa, primordiale. Allo spazio circostante, al proprio corpo, al tempo.
Con il procedere lentissimo del tempo reale impiegato dal sorgere delle prime luci dell’alba, un’immagine si materializza nel buio totale in cui si è immersi.

“nel silenzio che abita l’affresco si diffonde ai nostri corpi che si sostengono nella calma che essa prodiga loro, la parte sinistra dell’affresco, vale a dire il giardino, esce lentamente dalle tenebre.”

Le parole del testo di Haemmel, che apprendiamo essere lette con voce cristallina dalla sua compagna di vita e musa, prive di qualsiasi enfasi che ne offuscherebbe certamente il senso, ci giungono chiare e prive di ogni retorica. Esse danno il ritmo all’apparire lentissimo della luce che crea lo spazio e svela i corpi dell’angelo e di Maria.

“la luce realizza ciò che l’affresco racconta”

Ma è il tempo stesso che sembra allora diventare materia, cadenzato dal mutare della luce ma palpabile ed emozionante in sé, nel suo procedere lento e continuo.
Quel tempo di cui, nel testo di Haemmel, la luce è rappresentazione.

E rifacendosi a Marsilio Ficino si cita che

“la luce è gioia dello spirito. Essa porta a compimento il mondo, offrendogli ad ogni istante una nascita. La luce è la forma dei corpi a cui essa dà la vita.”

Marsilio Ficino

Marsilio Ficino

La luce, quindi, lo spazio, il respiro, il tempo lento e naturalmente cadenzato dalla luce che appare all’alba svelando e ri-velando l’affresco del Beato Angelico sono gli elementi fondanti di quest’opera.
La palpitazione dell’attesa, il miracolo della visione, l’eterna inscindibilità di luce e ombra sembrano essere la vera base filosofica, fisica e religiosa di questo film.
Non a caso, dopo il primo ciclo di proiezioni a San Marco, Caroline ha detto di essere particolarmente felice di due entusiastici apprezzamenti ricevuti in quell’occasione: uno dal Priore del convento di San Domenico a Fiesole, l’altro da uno scienziato che si occupa di ottica.
Vedere il tempo, seguire il racconto della luce su due corpi dipinti.
Il divino diventa terreno e tutto diventa mistico.
Una fusione di naturalismo e astrazione ben presente nell’arte del Beato Angelico e che certamente il colto frate pittore avrebbe apprezzato e condiviso.

marmi Madonna delle ombre

Silvia Andalò

 

 

Per saperne di più:

Sito del Centre National des Arts Plastiques in cui è pubblicato il progetto di Caroline Duchatelet

Le citazioni sono tratte da Caroline Duchatelet, Haemmel, de Chassey, Jullien, Faucon, editions Villa Saint Clair, 2014.

 

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