Canti liturgici domenicani e iconologia angelichiana

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In occasione della riapertura della Biblioteca monumentale di Michelozzo il 20 febbraio 2015, padre Michael Dunleavy, esperto di liturgia domenicana, nel suo interveno inframmezzato da canti eseguiti dalla Schola Cantorum, ha chiarito la relazione tra i canti liturgici domenicani e l’iconologia angelichiana. Una relazione profonda e affascinante che, pur abbracciando l’intero corpus pittorico dell’Angelico, non è ancora sufficientemente indagata.

I dipinti di Beato Angelico, in particolare gli affreschi del ciclo di San Marco, sono illustrazioni luminose del Mistero, in cui la predicazione non si rivolge più al mondo esterno, al pubblico degli idioti (Sant’Antonino Pierozzi sosteneva che per le chiese si fanno “le dipinture devote… le quali sono dette nel Decreto libri degli idioti, i quali non sapendo leggere, per quello è loro rappresentato il fervore… onde l’animo si desta a seguitargli”), ma a un interlocutore intimo, “iniziato”. Gli affreschi delle celle sono le liriche dell’Angelico: sono la testimonianza visibile della Grazia a beneficio dei suoi amati confratelli.

La loro funzione è “euristica”, non riproduce la realtà sensibile in senso mimetico o descrittivo, ma la reinventa in modo da suggerire platonicamente l’idea da cui essa discende. Si tratta di affreschi perlopiù “anonimi”, fatta eccezione dei tre grandi affreschi comunitari e di quelli delle prime dieci celle del corridoio dei Padri (l’autografia non è rilevante nell’arte-preghiera), in cui la rappresentazione dei Misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, diventa, in una compresenza sincronica tra evento già accaduto e evento che deve ancora accadere, tra memoria e sguardo su di essa, una raffinatissima rimeditazione teologica.

padre Michael Dunleavy e Magnolia Scudieri

Padre Michael Dunleavy e Magnolia Scudieri, Direttore del Museo di San Marco, in un momento dell’inaugurazione della Biblioteca monumentale di Michelozzo il 20 febbraio 2015

I codici liturgici sono come uno spartito musicale. Perché la musica diventi tale occorre eseguirla; così è la liturgia. Occorre eseguire, ri-animare i testi e le azioni, e nutrirli delle immagini della Vergine, della Croce, e dei modelli di santità di Domenico, Pietro Martire, Tommaso d’Aquino.

Di seguito alcuni esempi di canti liturgici accompagnati da immagini angelichiane, secondo gli spunti forniti da padre Dunleavy.

Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, Dormitorio, Museo di San Marco, Firenze

Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, Dormitorio, cella 9, Museo di San Marco

Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, Museo del Louvre

Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, Museo del Louvre, Parigi

Ave Regina Coelorum (Salve Regina dei Cieli). Antifona cantata in occasione dei Vespri o al termine della Compieta. L’iconografia è quella dell’Incoronazione della Vergine, di cui oltre all’affresco in San Marco nella cella 9 e due tavolette nell’Ospizio dei Pellegrini, si conservano importanti esemplari su tavola in altre collezioni museali (Uffizi, Louvre).

Beato Angelico, Madonna della Stella, Museo di San Marco, Firenze

Beato Angelico, Madonna della Stella, Museo di San Marco

Ave Maris Stella (Ti saluto Stella del mare), viene sempre recitato nell’Ufficio divino e durante l’Ufficio della Beata Vergine Maria, così come durante i Vespri ed è presente nel breviario romano che ne prevede la recita in occasione delle feste mariane. L’iconografia è quella della Madonna della Stella, dipinta su un’ancona e conservata nella Sala dell’Ospizio dei Pellegrini di San Marco.

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Beato Angelico, San Domenico in gloria, Messale 558, Museo di San Marco

In Medio Ecclesiae, canto che allude alla vocazione militante dei padri Predicatori. L’iconografia in questo caso è quella del Santo fondatore dell’Ordine, Domenico di Guzman, rappresentato più volte dall’Angelico in adorazione della Croce.

Beato Angelico, Crocifissione, Sala Capitolare, Museo di San Marco, Firenze

Beato Angelico, Crocifissione, Sala Capitolare, Museo di San Marco

Adoro te devote, è uno dei cinque inni eucaristici attribuiti a San Tommaso d’Aquino e scritti in occasione dell’introduzione della solennità del Corpus Domini nel 1264 su commissione di papa Urbano IV. L’iconografia è quella della Crocifissione della Sala Capitolare, caratterizzata dalla presenza del pellicano, al culmine della cornice ricurva, che si sventra per nutrire del proprio sangue i suoi cuccioli, una chiara metafora cristologica.

Carmelo Argentieri

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